Nella gran concerto della vita, spesso ci troviamo a inseguire melodie che crediamo ci porteranno all’applauso del pubblico e al sicuro successo
Molti ambiscono al riconoscimento pubblico, all’approvazione esterna come metro del proprio valore e del successo delle loro azioni.
Ma cosa accade quando il vero ritmo del nostro essere e del nostro cuore, quello più profondo, vien fuori e ci spinge in una direzione diversa, quel sentiero magari meno battuto o frequentato e che non coincide con la maggior parte della gente che ci circonda?
Esiste una forza potente e silenziosa che dimora in ognuno di noi… il cuore.
Il cuore è quella bussola interiore che ci guida verso ciò che veramente siamo e che ci appassiona, che accende in noi la scintilla e che ci fa sentire autenticamente vivi e veri.
Seguire questa voce, questo richiamo profondo, può spesso significare intraprendere un percorso che non porta con sé la garanzia di lodi o ricompense, ma che val sempre la pena di ascoltare per star bene com se stessi.
Anzi, talvolta, può condurci in territori solitari, dove il nostro impegno e la nostra dedizione passano inosservati, lasciandoci da soli.
Eppure è proprio in questi momenti che si cela una verità fondamentale, è il valore di ciò che facciamo e che risiede nell’amore e nella passione che vi riversiamo, dandolo anche quando ad averne di bisogno saremmo magari noi i primi.
Quando mettiamo il cuore in ogni nostra azione, fatta non per “dovere”, quando ci dedichiamo con anima e corpo a qualcosa che sentiamo di fare, il risultato va oltre la semplice valutazione altrui.
La vera ricompensa non è farlo perchè va fatto, quello è ovvio, e neanche il riconoscimento o l’applauso esterno, non si cercano medaglie o attestati di “brava persona”, ma si punta alla serenità che deriva dalla consapevolezza di essere fedeli con se stessi dando il massimo anche per gli altri.
Fare ciò che detta il cuore è un anche un atto di ribellione in un mondo dove prevale l’egoismo e l’individualismo, e, fare ciò che detta il cuore è ancora più appagante.
È un atto di profonda onestà verso la propria essenza, il proprio modo di essere, il proprio modo di rapportarsi con chi merita la nostra dedizione e il nostro tempo, che spesso altri non trovano.
Significa comprendere che nella vita non si viaggia da soli, come se gli altri non ne facessero parte, e di cui spesso ci si dimentica, ma è anche la bussola più affidabile per navigare in questo viaggio, è la voce che dentro ci sussurra e che ci rende veramente essere umani, sereni nel pensare di stare dando il meglio o tutto il possibile a se stessi e a chi ci circonda, anche se a qualcuno risulterà poco o addirittura che corrisponde quel che dovremmo fare.
Per chi antepone gli altri a se stessi non accetterà mai il “futtitinni, prima vieni tu”, tipica frase del qualunquista e dell’egoista.
Ci vuole però coraggio, pazienza e, nello stesso tempo, saper inghiottire bocconi amari per perseverare, resta comunque quanto fatto, certe azioni si fanno non per ricevere un “grazie”, così come non vanno sbandierate ai quattro venti o rinfacciate, si fanno e basta.
Ma è proprio in questa perseveranza, alimentata dalla passione e dalla convinzione interiore, che troviamo una nuova forza resiliente per andare avanti.
La soddisfazione di aver dato il meglio di se stessi, indipendentemente dal giudizio o dall’apprezzamento degli altri, è una ricompensa impagabile, un tesoro che nessuno può toglierci.
Quindi, la prossima volta che ci si trova davanti a un bivio, bisogna chiedersi non cosa porterà più gratificazione agli occhi del mondo, ma cosa farà gioire il proprio cuore e quello degli altri.
Se poi non sarà possibile, non si deve mollare, si attenda pazientemente, sperando che prima o poi si venga compresi.
Bisogna avere il coraggio di seguire quella melodi, anche se inizialmente sembra suonare solo per noi, perché è in quella risonanza che si troverà la vera gioia e la realizzazione di quello che si fa e che siamo.
E in fondo, non è forse questa la più grande forma di successo? Ad Maiora
