La Sicilia si riscopre improvvisamente l’epicentro del rincaro carburanti in Italia. Tra il 4 e il 6 marzo, l’Isola ha registrato un’impennata dei prezzi che non ha eguali nel resto del Paese per velocità e intensità, trasformando un semplice rifornimento in un salasso per famiglie e imprese.
“Allo stato attuale, il prezzo medio dei carburanti è al di sotto dei 2 euro al litro, valori ben lontani dai picchi registrati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina: ulteriori aumenti dipenderanno dall’evoluzione e dalla durata delle tensioni internazionali. Per questo abbiamo rafforzato il monitoraggio di Mister Prezzi su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, per impedire che le tensioni in Medio Oriente diventino un pretesto per speculazioni o rincari ingiustificati, e predisposto con il ministro Giorgetti un immediato piano operativo di intervento della Guardia di Finanza”.
Lo ha dichiarato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, a margine delle riunioni della Commissione di allerta rapida sui prezzi, convocate per affrontare l’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e i possibili effetti sui mercati energetici e sui prodotti di consumo.
Secondo le elaborazioni dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc) su dati del Mimit, il prezzo del gasolio self-service in Sicilia è letteralmente esploso. In appena due giorni, si è verificato un balzo in avanti di 11,6 centesimi al litro.

Cosa significa questo per il portafogli dei siciliani?
–Costo extra per un pieno (50L): +5,80 euro.
–Prezzo medio raggiunto: 1,921 €/litro.
–Primato nazionale: La Sicilia è la regione dove i prezzi sono cresciuti più velocemente in 48 ore.
Anche chi viaggia a benzina deve fare i conti con portafogli più leggeri, sebbene la fiammata sia stata meno violenta rispetto al diesel. L’aumento registrato è di 3,7 centesimi al litro, che si traduce in una spesa extra di 1,85 euro per un serbatoio completo. Al 6 marzo, il prezzo medio della verde nell’Isola si è attestato a 1,780 €/litro, portando la Sicilia al settimo posto tra le regioni più care d’Italia.
Un rincaro “senza giustificazioni”
Ciò che allarma maggiormente le associazioni di categoria è l’assenza di motivazioni strutturali: non si registrano, infatti, contrazioni nell’offerta di petrolio tali da giustificare una simile “fiammata” improvvisa.
“Si tratta di un’impennata che grava pesantemente su una regione dove il trasporto su gomma è vitale per la distribuzione di ogni genere di necessità.”
L’effetto domino sull’economia reale
I numeri non sono solo statistiche da bollettino economico. Per la Sicilia, questo aumento rappresenta un ostacolo concreto alla mobilità e un rischio immediato per la tenuta dei prezzi al consumo. Con l’aumento dei costi di trasporto, il rischio concreto è un effetto domino che potrebbe far lievitare i prezzi di beni di prima necessità, dai prodotti agricoli a quelli industriali, colpendo ulteriormente il potere d’acquisto dei cittadini.
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