Per decenni, il commercio urbano ha vissuto nel timore che allontanare le auto significasse allontanare i clienti.
Oggi, i dati e le storie di successo raccontano una realtà opposta.
La pedonalizzazione è il più potente acceleratore economico per i centri storici.
Trasformare una strada da canale di scorrimento a spazio di sosta non è solo una scelta ecologica, ma una strategia di marketing territoriale che rigenera il tessuto produttivo.
Il principio cardine è che le auto non fanno acquisti, le persone sì.
In un’area pedonale si innescano dinamiche commerciali impossibili con il traffico aperto.
Il numero di passanti aumenta drasticamente quando camminare diventa piacevole, senza lo stress del parcheggio o del rumore, il cliente si trattiene di più, entra in più negozi e consuma di più nei locali.
Inoltre marciapiedi liberi permettono dehors, tavolini e vetrine più visibili, trasformando la strada in un “centro commerciale naturale”.
Possiamo fare esempi di capitali europee come Lubiana, Slovenia, che dopo la chiusura totale del centro nel 2007, il fatturato delle attività è cresciuto costantemente, trasformando una città grigia in una delle mete turistiche più dinamiche d’Europa. Come anche Copenhagen, Danimarca, con la celebre via Stroget che ha visto un aumento del 35% dei pedoni nel primo anno di pedonalizzazione, diventando un hub del lusso e dell’artigianato.
Esempi si possono fare anche in Italia, Bolzano, via dei Portici dimostra come la pedonalizzazione storica crei una redditività per metro quadro tra le più alte d’Italia, Milano, la trasformazione di via Dante e Corso Vittorio Emanuele ha creato un salotto dello shopping mondiale, dove il valore degli immobili commerciali è decuplicato negli anni.
Ma si potrebbe obiettare che stiamo parlando di grandi città del nord, ma possiamo fare esempi anche di città siciliane.
La Sicilia sta infatti dimostrando che il “modello pedonale” è l’unica via per salvare i centri storici dal degrado.
A Palermo prima della chiusura al traffico, Via Maqueda era una strada di transito soffocata dallo smog. Oggi è un esempio da manuale, la pedonalizzazione ha portato alla nascita di centinaia di nuove imprese, dal food di qualità all’artigianato, rendendo la via il cuore pulsante del turismo regionale.
Come Trapani dove si è saputo trasformare il proprio volto grazie alla pedonalizzazione di vie come Corso Vittorio Emanuele e la gestione di Via Fardella, dove la rimozione delle auto ha permesso ai cittadini di riappropriarsi della vista sul mare e sulle architetture barocche, incentivando l’apertura di boutique e bistrot che hanno trasformato il centro in una meta d’élite per i crocieristi e i viaggiatori internazionali.
Marsala ad esempio ha scommesso sulla pedonalizzazione di via XI Maggio, il celebre “Cassaro”. La chiusura al traffico ha creato un ambiente sicuro ed elegante che favorisce lo struscio pomeridiano e serale. Questo ha permesso alle attività storiche di resistere alla concorrenza della grande distribuzione e ha favorito la nascita di enoteche e locali legati alla cultura del vino Marsala, creando un’economia circolare tra territorio e commercio urbano.
Ortigia con la ZTL integrale ha trasformato l’isolotto in un brand globale. Qui il commercio si è evoluto verso l’alta gamma, dimostrando che meno auto equivalgono a clienti con maggiore capacità di spesa.
Ma Caltanissetta è un caso tutto a sè
La storia recente del centro storico nisseno rappresenta un “contropiede” statistico rispetto ai modelli di successo. Anni fa, l’amministrazione procedette alla chiusura al traffico di gran parte del cuore della città.
Tuttavia, l’iniziativa fu accolta da una fortissima resistenza, molti commercianti criticarono aspramente la pedonalizzazione, accusandola di essere la causa primaria del calo dei consumi e della chiusura di numerose saracinesche.
Poi il 29 gennaio 2024 venne chiusa al transito veicolare via Berengario Gaetani e, contestualmente, viene sospesa l’isola pedonale di corso Umberto I, si disse provvisoriamente ma anche dopo la ripartura di via Gaetani e il cambio dell’amministrazione, non si tornò indietro.
Sotto la pressione delle lamentele e dei timori economici, il centro rimase aperto al traffico veicolare, convinti che il ritorno delle auto avrebbe riportato magicamente i clienti e la prosperità.
A distanza di oltre due anni dalla riapertura, i dati e l’osservazione raccontano una verità diversa.
Nessun boom di nuove aperture, nonostante le auto siano tornate a transitare e parcheggiare a ridosso delle vetrine, non si è assistito a una rinascita commerciale, né a una corsa all’apertura di nuovi negozi, tant’è che il comune sta pensando a degli incentivi economici per favorire l’apertura di nuove attività.
I commercianti inoltre non pare abbiano registrato i significativi incrementi di fatturato sperati con il ripristino del traffico.
Al contrario, il centro ha perso quel potenziale di “salotto buono” che città come Palermo o Marsala hanno saputo sfruttare, restando in un limbo dove l’auto disturba il pedone senza però generare reale ricchezza.
Con l’aggravante che lo spopolamento del centro comporta altre problematiche riguardanti soprattutto la sicurezza
Il caso di Caltanissetta dimostra che la crisi dei centri storici spesso non dipende dall’assenza di auto, ma dalla mancanza di una visione d’insieme.
Riaprire al traffico senza però offrire servizi, eventi, siano manifestazioni, mercatini e soprattutto decoro urbano, significa semplicemente trasformare un potenziale centro commerciale all’aperto in un deserto, dove ogni tanto transita qualche auto.
La vera sfida non è far passare le auto davanti ai negozi, ma dare alle persone un motivo valido per scendere dall’auto e camminare.
La sfida per il futuro non è “se” chiudere i centri storici, ma “come” farlo bene.
La resistenza iniziale dei commercianti si trasforma quasi sempre in entusiasmo quando i fatturati iniziano a salire.
La pedonalizzazione non toglie spazio alle auto, ma regala più spazi all’economia. Ad Maiora
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