Il Presidente USA ferma gli attacchi ai siti energetici e annuncia progressi su 15 punti, inclusa la rinuncia all’atomica. Teheran smentisce, ma i mediatori lavorano a un vertice a Islamabad.
Un colpo di scena diplomatico sospende, almeno per 120 ore, il fiato del mondo intero. Donald Trump ha annunciato una moratoria di cinque giorni sugli attacchi agli impianti energetici iraniani. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: dare spazio alla diplomazia per raggiungere un’intesa che garantisca la sicurezza nucleare e la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz.
La linea di Trump: “Vogliono un accordo”
Allo scadere del suo ultimo ultimatum, il Commander-in-chief ha sorpreso gli osservatori parlando di “colloqui produttivi” e di ben 15 punti di convergenza già individuati. Il più rilevante sarebbe l’impegno di Teheran a rinunciare definitivamente alla bomba atomica.
“Hanno accettato di non averla”, ha dichiarato Trump con il consueto ottimismo. “Vogliono disperatamente un accordo, e lo vogliamo anche noi. C’è una chance reale.”
La proposta americana sul tavolo è netta: l’Iran dovrebbe rinunciare all’uranio arricchito (che verrebbe preso in consegna dagli USA) in cambio di una gestione congiunta dello Stretto di Hormuz, definita da Trump come un controllo tra lui e “chiunque sia l’ayatollah”.
Il “muro” di Teheran e il giallo dei negoziatori
Nonostante l’apertura della Casa Bianca, da Teheran arriva una pioggia di acqua gelida. Mohammad-Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ha bollato le dichiarazioni di Trump come “fake news” volte a manipolare i mercati petroliferi per uscire dal “pantano” mediorientale.
Tuttavia, proprio Ghalibaf è indicato da diverse fonti come l’interlocutore scelto dagli Stati Uniti. Il dossier diplomatico vedrebbe in campo una triade di mediatori composta da Egitto, Pakistan e Turchia, con l’obiettivo di organizzare un incontro a Islamabad entro la fine della settimana. La delegazione americana dovrebbe includere figure chiave come Steve Witkoff e Jared Kushner.
L’annuncio ha avuto effetti immediati e tangibili sui mercati finanziari. Il prezzo del petrolio è crollato, mentre le borse hanno reagito con un forte rialzo, una “boccata d’ossigeno” che molti critici leggono come il vero obiettivo della mossa di Trump.
Tel Aviv osserva con scetticismo. Sebbene informato del messaggio di Trump, il governo Netanyahu non crede a una fine imminente delle ostilità, nonostante il vicepresidente JD Vance sia in costante contatto con la leadership israeliana.
Il tempo stringe. La tregua scadrà venerdì, a mercati chiusi. Per quella data, migliaia di marine saranno già posizionati nell’area. Se il vertice di Islamabad dovesse fallire, la finestra diplomatica si chiuderebbe lasciando spazio a una nuova fase di pressione militare.
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