L’amministrazione Trump muove la flotta nucleare verso l’Avana dopo l’incriminazione di Raúl Castro. Durissima reazione di Mosca e Pechino, mentre si teme una svolta militare simile a quella avvenuta in Venezuela.
Il corridoio marittimo dei Caraibi torna a essere l’epicentro di una crisi internazionale dagli esiti imprevedibili. Il Comando Sud degli Stati Uniti (Southcom) ha annunciato ufficialmente il dispiegamento strategico della portaerei a propulsione nucleare USS Nimitz, posizionata insieme al suo gruppo d’attacco nelle acque adiacenti all’isola di Cuba, a brevissima distanza dall’Avana.
La mossa del Pentagono, salutata sui social dal Southcom con un perentorio “Benvenuti nei Caraibi, Gruppo d’Attacco del Nimitz”, arriva al culmine di settimane di fortissime tensioni diplomatiche e fa temere una imminente escalation militare nella regione.
La composizione della flotta e il precedente “Maduro”
Il gruppo di combattimento schierato dalla Casa Bianca vanta una potenza di fuoco impressionante. Oltre alla portaerei USS Nimitz, la task force comprende il Carrier Air Wing 17 (la flotta aerea imbarcata), il cacciatorpediniere USS Gridley e la nave da rifornimento USNS Patuxent. Dal Pentagono sottolineano come questo schieramento rappresenti l’emblema di una “portata e letalità senza pari”, ricordando che la Nimitz ha già operato in scenari caldi come lo Stretto di Taiwan e il Golfo Persico.
Per gli analisti internazionali, la strategia del presidente Donald Trump ricalca fedelmente quanto già avvenuto tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 in Venezuela. In quell’occasione, la presenza nei Caraibi della portaerei USS Gerald Ford aveva fatto da preludio e supporto logistico all’operazione che portò, lo scorso 3 gennaio, alla cattura del presidente Nicolás Maduro e al conseguente cambio di regime a Caracas.
Il pretesto giudiziario e l’incriminazione di Raúl Castro
L’invio della flotta è scattato immediatamente dopo la formalizzazione delle accuse penali da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense contro l’ex presidente cubano Raúl Castro (che compirà 95 anni a giugno). L’isola si trova da mesi sotto una morsa asfissiante: Washington ha imposto durissime sanzioni economiche e bloccato i rifornimenti di petrolio e carburante, portando la popolazione allo stremo delle forze a causa di una gravissima crisi umanitaria.
L’Avana ha denunciato apertamente le manovre americane. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha liquidato l’incriminazione di Castro come “un’azione politica priva di fondamento”, mentre l’ambasciatore cubano all’Onu, Ernesto Soberón Guzmán, ha accusato la Casa Bianca di allestire “un circo per giustificare un’aggressione militare contro Cuba”. Guzmán ha ribadito la disponibilità dell’isola al dialogo, sottolineando però che “la retorica di guerra non aiuta”.
Il fattore aiuti e la diplomazia di Rubio
Mentre la Nimitz si posiziona al largo delle coste cubane, il Segretario di Stato USA, Marco Rubio – da sempre molto attento al dossier cubano a causa delle sue origini familiari –, ha gettato sul piatto un’offerta di assistenza umanitaria da 100 milioni di dollari. Secondo Rubio, L’Avana avrebbe accettato l’offerta dopo lunghi negoziati, ma resta l’incognita sulle condizioni poste dalla controparte cubana. “Vedremo se l’accordo andrà in porto”, ha commentato Rubio da Miami prima di partire per il vertice dei ministri degli Esteri della Nato, aggiungendo una chiara minaccia: “Gli Stati Uniti preferiscono un accordo, ma agiranno se c’è una minaccia. Il futuro di Cuba appartiene al suo popolo, non ai militari”.
A rafforzare la pressione di Washington è intervenuta anche la Corte Suprema degli Stati Uniti, che a larga maggioranza (8 voti a 1) ha autorizzato le cause legali per i beni espropriati ai cittadini americani nel 1960, durante la rivoluzione guidata da Fidel Castro.
L’asse Mosca-Pechino si schiera con l’Avana
Il posizionamento della portaerei nucleare ha provocato l’immediata reazione delle potenze rivali di Washington. Il Cremlino ha espresso una dura condanna tramite il portavoce Dmitry Peskov, definendo i metodi giudiziari e militari statunitensi contro i leader cubani come azioni che “rasentano la violenza”. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha assicurato il “massimo supporto al popolo cubano” contro i tentativi di “strangolamento economico” degli USA.
Altrettanto dura la posizione di Pechino. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha intimato a Washington di “smettere di brandire il bastone delle sanzioni e quello giudiziario contro Cuba e di interrompere le minacce sull’uso della forza a ogni occasione”.
Dallo Studio Ovale, Donald Trump ha gettato benzina sul fuoco minimizzando le proteste internazionali e ribadendo l’obiettivo finale: “Vogliamo solo aiutare il popolo cubano, ma non accetteremo uno Stato canaglia che ospita operazioni ostili a poche miglia dalle nostre coste”. La flotta è schierata, e il braccio di ferro nei Caraibi è appena iniziato.
——————
Per rimanere aggiornato sulle ultime notizie locali segui gratis il canale WhatsApp di Caltanissetta401.it https://whatsapp.com/channel/0029VbAkvGI77qVRlECsmk0o