Mettiamo subito le mani avanti, a beneficio dei devoti e dei professionisti dell’offesa facile, la religione qui non c’entra un beneamato fico secco. Lasciamo da parte i testi sacri, ma c’è però una parabola storica così clamorosa che non citarla sarebbe un crimine contro il senso dell’umorismo.
Tutti ricordiamo Saulo di Tarso. Un uomo che partì agguerrito come non mai, arrabbiato nero, con l’unico obiettivo di radere al suolo il “nemico”. Poi, boom…colpo di scena, sulla via di Damasco, luce accecante, volo plastico da cavallo e si rialza folgorato, diventando San Paolo, il primo ufficiale di ciò che voleva distruggere.
Tranquilli oggi poi è domenica. Il giorno della pasta al forno, del cannolo/rollò, del divano e del totale alleggerimento cerebrale. La giornata ideale per staccare la spina e alleggerire il fegato dai veleni quotidiani. Insomma, rilassatevi, mettetevi comodi in poltrona e godetevi lo spettacolo, senza farvi venire l’ulcera per le miserie terrene ed una sarà ironia.
A Caltanissetta, si sa, la via di Damasco non l’abbiamo, ma in compenso abbiamo Corso Umberto I , giusto davanti Palazzo del Carmine ed è proprio su queste magiche basole che ultimamente si sta registrando un’epidemia di “folgorazioni” che, a confronto, certi luoghi miracolosi sembrano luoghi da dilettanti.
Fino a ieri, alcuni nostri concittadini, armati di smartphone e bava alla bocca, erano cecchini implacabili. Bastava un filo d’erba fuori posto in un’aiuola, una normale buca che minacciava i braccetti della propria auto o una transenna dimenticata per scatenare l’apocalisse social. I commenti contro le passate amministrazioni erano vette di altissima poesia: “Vergogna!”, “Città abbandonata!”, “Andate a casa, incompetenti!”. Ogni granello di polvere veniva radiografato al microscopio nel laboratorio del decoro urbano.
Oggi, per magia, il panorama è cambiato. Ma mica perché Caltanissetta sia diventata d’un tratto Amsterdam, eh…magari.
Quei timidi fili d’erba di una volta oggi sono fieri arbusti, vere e proprie micro foreste amazzoniche dove l’assessore competente potrebbe a breve istituire una riserva protetta del WWF. Le vecchie buche hanno ottenuto il titolo di “canyon urbani”, e i muri cadenti continuano pronti a sfidare le leggi della fisica e della gravità.
Eppure, davanti a questo scenario da Mad Max, i nostri moderni “Sauli” hanno visto la Luce. Folgorati sulla via del Palazzo.
La cosa fantastica di questa conversione di massa non è tanto il silenzio, che sarebbe già un dignitoso segno di pudore, ma il fatto che il miracolo sia double-face. Se oggi un cittadino “normale” osa pubblicare la foto di un cumulo di “munnizza” o di una strada che pare reduce da un bombardamento, i “folgorati” di Palazzo del Carmine con chi se la prendono? Con chi deve pulire? Ma quando mai, se la prendono con chi ha fatto la foto.
“Siete i soliti lamentosi!”, “Sapete solo criticare, perché non parlate delle cose belle?”, “Se vi fa schifo la città, andatevene a vivere a Milano”…ultimamente qualcuno suggerisce Enna.
Si arriva persino alle minaccine in privato, per non parlare del fiele versato contro la stampa che fa il suo lavoro, liquidata come “giornalino di due soldi o delle due C”...etc.ect. A questi campioni di coerenza si risponde con il sorriso, dicendo che le loro reazioni, in alcuni casi offensive e indeucate, sono la prova che si è fatto centro.
Ma in fondo vanno compresi perchè si capisce l’imbarazzo, deve essere infatti faticoso specchiarsi ogni mattina e fare i conti con i fantasmi della coerenza passata. Ma le loro frustrazioni politiche non possono curarle aggredendo altri o chi fa informazione. Un giornale deve essere lo specchio della città, mica il megafono di corte o per far felici anche loro.
L’atteggiamento dei “convertiti” è sicuramente un capolavoro di equilibrismo mentale. Per giustificare il declino oggi sfoderano l’intramontabile: “Ma tanto succede ovunque”, come se desiderare una città un pò migliore di altre fosse reato. Gli stessi che un tempo avrebbero chiesto il processo per direttissima all’Aja per una fioriera secca, oggi guardano il disastro dall’alto in basso, accusando i critici di essere “poco costruttivi” o peggio mossi da “interessi politici”.
Ovviamente, dietro ogni folgorazione che si rispetti, c’è il trucco. C’è chi si è convertito per puro spirito di scuderia, l’obbedienza cieca che impone di difendere l’indendibile e c’è chi, molto più terra terra, si è folgorato per mero tornaconto personale, guadagnare punteggi.
Il risultato è un festival dell’ipocrisia. Se un’idea la propone chi la pensa diversamente politicamente, opposizione compresa, non va bene a prescindere e si assiste così a una doppia visione imbarazzante, dove i temi usati in passato come clave per demolire i vecchi inquilini del Palazzo, oggi vengono declassati a “futili polemiche”.
Prendiamo ad esempio il capitolo Piscina Comunale. In passato, la sua chiusura era il simbolo del fallimento della vecchia politica. Oggi? È bastata una bella sfilata, una “finta” riapertura in pompa magna, senza che la struttura sia davvero fruibile e senza una data certa, per far scattare il silenzio assordante dei “folgorati“, che fino a cinque minuti prima saltavano sulle tastiere a celebrare l’evento e invitando a chiedere scusa subito dopo l’inaugurazione.
Ah, gira voce che qualcuno si è talmente convinto che sia stata veramente inaugurata, non sappiamo se inconsciamente o consapevolmente, per scalare la claasifica punti, va dicendo in giro che è stata veramente inaugurata. Si eviti di contraddirlo, lo shock per il crollo delle sue certezze potrebbe provocare seri danni alla sua salute.
Passiamo al capitolo Antenna Rai: Nessuno può nemmeno immaginare cosa sarebbe successo se l’avessero buttata giù sotto un’altra amministrazione. Avremmo avuto le barricate in piazza, i corpi incatenati e i pianti greci. Oggi, invece, il tutto è passato sotto un distratto colpo di tosse e un “Ops, non c’è più, vabbè”.
Citiamo anche il capitolo Parco Dubini: Anni fa la chiusura mobilitò la città in una protesta corale che superava i partiti. Oggi che il parco è ancora sbarrato e, forse lo resterà per sempre, ma i paladini, oltre ad attacare chi prova ariaprirlo, guardano altrove, ipnotizzati dall’ultimo miracolo cittadino, il Parco Assunto.
Questa volta vera inaugurazione, foto di rito, video con autocompiacimento a livelli stellari… peccato che, a pochi giorni dai post trionfali, le immagini reali postate dai cittadini hanno detto tutt’altro. E stavolta, davanti all’evidenza, i “Sauli” hanno preferito la ritirata strategica.
Sia chiaro, speriamo tutti che l’amministrazione mantenga le promesse fatte al momento del taglio del nastro.
D’altronde, l’erba alta e le buche hanno un loro fascino romantico, basta saperlo cogliere..cosa non facile ma loro ci riescono, saranno sicuramente più “bravi” degli altri .
E quando le mancanze sono così macroscopiche da accecare anche i ciechi, i folgorati svaniscono nel nulla. Oppure, messi alle strette, sfoderano l’arma finale le emotions la faccina che ride….una reazione che, a guardarla bene, sa tanto di risata isterica di chi non sa più dove arrampicarsi. Ad Maiora.
Dimenticavo…buona e serena domenica.
——————
Per rimanere aggiornato sulle ultime notizie locali segui gratis il canale WhatsApp di Caltanissetta401.it https://whatsapp.com/channel/0029VbAkvGI77qVRlECsmk0o
Si precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione
