La decisione della Giunta per le autorizzazioni della Camera di negare l’acquisizione delle chat di Andrea Delmastro, parlamentare di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, ha riacceso il dibattito sul perimetro delle prerogative parlamentari e il rapporto tra politica e magistratura.
Le conversazioni erano state richieste dalla Procura di Roma come elemento ritenuto indispensabile nell’ambito di un’inchiesta legata alla società di gestione della Bisteccheria d’Italia, nella quale Delmastro era socio insieme alla figlia diciottenne di Mauro Caroccia, imprenditore già condannato per intestazione fittizia di beni e indicato dagli inquirenti come figura contigua al clan camorristico Senese.
Pur precisando che Delmastro non risulta indagato, i magistrati consideravano quei messaggi un passaggio fondamentale per chiarire contatti e contesti attorno al sodalizio societario.
La scelta di bloccare l’accesso al materiale informatico ha innescato un’immediata reazione di protesta da parte delle forze di opposizione, sfociata in momenti di forte tensione a Palazzo Madama.
I senatori del Movimento 5 Stelle hanno occupato i banchi del governo esibendo cartelli con la scritta “Fuori le chat”.
Il leader Giuseppe Conte ha accusato il centrodestra di usare lo scudo non per difendere i cittadini dal caro vita, ma per tutelare i propri esponenti. Posizioni molto dure sono giunte anche da Chiara Appendino, Carmela Auriemma e dall’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, che hanno sottolineato la contraddizione tra le dichiarazioni sulla legalità e la decisione di frenare l’attività degli inquirenti. Il capogruppo M5S al Senato, Luca Pirondini, ha espresso parole di fuoco in Aula, scatenando la reazione del senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia e l’interruzione temporanea dei lavori.
Parallelamente, anche dalle opposizioni del Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra sono arrivate accuse severe. Nicola Fratoianni ed Angelo Bonelli hanno parlato di doppi standard e della creazione di una casta di intoccabili, denunciando una scelta che, a loro avviso, costituisce una ferita al principio costituzionale di parità di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Da parte della maggioranza, e in particolare di Fratelli d’Italia, le accuse vengono tuttavia seccamente respinte.
Giovanni Donzelli ha difeso la scelta argomentando che la Giunta si è espressa esclusivamente sulla base di una valutazione giuridica e regolamentare. Secondo Donzelli, Delmastro ha ribadito di essere completamente a disposizione e di non aver nulla da nascondere, mentre la decisione della Giunta sarebbe di natura strettamente tecnica, fondata sul rispetto della Costituzione e non sulla volontà di ostacolare il lavoro dei magistrati.
La vicenda si inserisce così in un quadro di sempre più accesi confronti parlamentari relativi alle richieste dell’autorità giudiziaria nei confronti di esponenti politici o di governo. La relazione approvata dalla Giunta approderà ora all’attenzione dell’Aula della Camera per la discussione e il voto definitivo, fissato per il 30 luglio.
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