L’amministrazione di Donald Trump mette nel mirino L’Avana con una mossa geopolitica che riapre una ferita diplomatica lunga trent’anni. Un grand jury federale in Florida ha revocato il segreto istruttorio sui capi d’accusa contro il 94enne Raul Castro, ex presidente cubano e fratello di Fidel. Le accuse a suo carico sono pesantissime: omicidio, complotto per uccidere cittadini americani e distruzione di aeromobili.
Il precedente del 1996 e la strategia “stile Maduro”
L’incriminazione fa riferimento ai fatti del febbraio 1996, quando le forze militari cubane abbatterono due aerei civili dell’organizzazione anti-castrista Brothers to the Rescue (Hermanos al Rescate). In quell’occasione persero la vita quattro persone, di cui tre con cittadinanza statunitense. Raul Castro, all’epoca dei fatti ministro della Difesa, è accusato di aver ordinato direttamente l’attacco.
Questa mossa segna una netta continuità con l’approccio aggressivo già adottato dall’amministrazione Trump contro i leader dell’asse socialista orfano della Guerra Fredda. Il metodo ricalca quanto accaduto con il presidente venezuelano Nicolás Maduro, prima incriminato per narcotraffico e successivamente catturato e trasferito nel carcere di New York in attesa di giudizio.
Il monito di Trump: “Nessuna escalation, ma Cuba sta crollando”
Interpellato sulla possibilità di un blitz militare all’Avana simile a quello eseguito in Venezuela, il Presidente degli Stati Uniti ha preferito non rispondere direttamente, ma ha usato parole perentorie:
“Non penso che un’escalation sia necessaria. Cuba sta crollando, è un disastro, hanno perso il controllo dell’isola. Noi libereremo Cuba, siamo lì per aiutare il popolo e le famiglie. Non hanno cibo, non hanno elettricità né energia, ma sono un grande popolo che aspetta questo momento da 65 anni. Vedremo cosa succederà.”
L’ira di L’Avana: “Solo arroganza imperiale”
La replica del governo cubano non si è fatta attendere. L’attuale presidente, Miguel Díaz-Canel, ha liquidato l’operazione tramite una dura dichiarazione su X, definendola una manovra puramente politica e priva di qualsiasi fondamento giuridico.
Secondo la leadership cubana, l’incriminazione riflette solo “l’arroganza e la frustrazione dell’impero” di fronte alla resistenza della rivoluzione. Díaz-Canel ha difeso l’azione del 1996 parlando di “legittima difesa” all’interno delle acque territoriali cubane, a seguito di ripetute e pericolose violazioni dello spazio aereo da parte di organizzazioni che L’Avana definisce terroristiche, aggiungendo che l’amministrazione Usa dell’epoca era stata avvertita oltre dieci volte prima che si arrivasse all’abbattimento.
La mossa di Washington rischia ora di spingere Cuba in un isolamento ancora più profondo, proprio mentre l’isola attraversa una delle crisi economiche e infrastrutturali più severe della sua storia recente.
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