ROMA – Svolta nelle indagini sul grave atto intimidatorio ai danni di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore del programma d’inchiesta Report. L’imprenditore ed ex editore Valter Lavitola è ufficialmente iscritto nel registro degli indagati dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma. L’accusa ipotizzata nei suoi confronti è quella di essere uno dei presunti mandanti dell’attentato esplosivo che, nell’ottobre dello scorso anno, ha distrutto le automobili del giornalista e di sua figlia a Pomezia.
Le perquisizioni e i sequestri
Nelle scorse ore, su mandato dei magistrati della DDA capitolina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati hanno eseguito una serie di perquisizioni personali e locali nei confronti di Lavitola. Nel corso delle operazioni, i militari hanno sequestrato dispositivi informatici, tra cui il telefono cellulare e il personal computer dell’ex faccendiere, che verranno ora sottoposti ad approfondite analisi tecniche per rintracciare messaggi, contatti o elementi utili a confermare l’impianto accusatorio.
La rete dei mandanti e degli esecutori
Insieme a Lavitola risulta iscritta nel registro degli indagati una seconda persona, anch’essa ritenuta un presunto mandante della spedizione punitiva. Secondo la ricostruzione degli inquirenti coordinata dalla Procura antimafia, Lavitola avrebbe avuto contatti diretti con questo secondo soggetto, il quale avrebbe poi fatto da tramite ingaggiando la “manovalanza” per compiere l’attentato.
L’azione materiale era stata eseguita da quattro persone, già tratte in arresto in una precedente fase dell’operazione. A vario titolo, ai sei soggetti complessivamente coinvolti (i due presunti mandanti e i quattro esecutori materiali) vengono contestati in concorso i reati di:
- Detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo
- Minaccia aggravata
- Danneggiamento
Tutti i reati sono pesantemente aggravati dalla contestazione del metodo mafioso.
L’attentato di Pomezia
I fatti risalgono alla serata del 16 ottobre dello scorso anno, quando due forti esplosioni scossero il quartiere di Campo Ascolano a Pomezia, alle porte di Roma. Due ordigni artigianali, ma dalla forte carica distruttiva, vennero fatti esplodere sotto la vettura di Sigfrido Ranucci e quella della figlia, parcheggiate l’una accanto all’altra davanti alla villetta di famiglia. Le deflagrazioni distrussero completamente i veicoli. L’episodio suscitò unanime condanna da parte del mondo politico e istituzionale, venendo definito un “salto di qualità” nelle minacce alla libertà di stampa in Italia.
Il profilo di Valter Lavitola
Ex giornalista, editore e direttore del quotidiano L’Avanti! tra il 1996 e il 2011, Valter Lavitola è una figura nota alle cronache giudiziarie italiane. In passato è stato al centro di diversi procedimenti legati a scandali politici e finanziari dell’era berlusconiana, collezionando condanne definitive, tra cui quella per tentata estorsione ai danni dell’ex premier Silvio Berlusconi e per la gestione illecita dei fondi pubblici per l’editoria destinati al suo giornale.
Resta ancora da chiarire l’esatto movente che avrebbe spinto l’ex editore a ordinare l’intimidazione contro il conduttore di Report, un tassello su cui gli inquirenti mantengono il massimo riserbo mentre proseguono gli accertamenti tecnici sui dispositivi sequestrati.

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