Si chiude con una conferma delle pene di primo grado il giudizio d’Appello sul caso delle estorsioni e dell’autoriciclaggio ai danni di un imprenditore edile nisseno. La Corte d’Appello di Caltanissetta ha ribadito la colpevolezza di due figure chiave nell’inchiesta, ritenute responsabili di aver spinto la vittima a versare un’ingente somma di denaro per il sostentamento dei reclusi affiliati.
I giudici di secondo grado hanno confermato le responsabilità stabilite al termine del rito abbreviato. Per il sessantenne Giuseppe Dell’Asta, assistito dagli avvocati Dino Milazzo e Boris Pastorello, la pena è di 12 anni di reclusione. Dell’Asta è ritenuto un elemento di vertice dell’organizzazione mafiosa nissena e vanta già condanne passate per associazione mafiosa. È stata confermata anche la condanna a 8 anni di reclusione per il sessantatreenne Giovambattista Vincitore, difeso dall’avvocato Davide Anzalone, il quale ricopriva il ruolo di amministratore di una società di call center. Entrambi sono stati ritenuti colpevoli di estorsione aggravata dal metodo mafioso e autoriciclaggio aggravato in concorso.
Le indagini hanno ricostruito un’estorsione sistematica e spietata ai danni di un imprenditore edile locale, costretto a versare circa 75 mila euro nell’arco di soli quindici mesi. Per ogni giorno di ritardo nel saldo della quota, Dell’Asta pretendeva una vera e propria mora di 100 euro in più.
Il ruolo di cassiere della rete estorsiva era ricoperto da Vincitore, amministratore della «Clis srl» di Serradifalco. I proventi del pizzo venivano accreditati direttamente tramite bonifici bancari sul conto dell’azienda e schermati attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, relative a presunte forniture edili o di materiale pubblicitario. Il denaro, una volta prelevato dai bancomat o agli sportelli, veniva poi spartito e in parte destinato al mantenimento dei detenuti appartenenti a Cosa Nostra.
Oltre alle pene detentive, resta confermato l’obbligo di risarcimento del danno nei confronti di tutte le parti civili costituite. Tra queste figurano l’imprenditore vittima e il fratello, assistiti dall’avvocato Renata Accardi, e l’associazione Rete per la Legalità Sicilia APS, rappresentata dall’avvocato Luigi Cuba.
Inoltre, tra le parti civili figura il Comune di Caltanissetta, rappresentato in giudizio dagli avvocati Daniela Sollima e Roberta Giordano. La costituzione di parte civile dell’Ente comunale risale al 2024, promossa e approvata durante l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gambino, a testimonianza dell’impegno nell’affiancare le vittime del racket e tutelare l’immagine della comunità
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