Oltre 680 vittime accertate, migliaia di dispersi e danni stimati tra i 4 e i 5 miliardi di dollari dopo la violenta inondazione causata dal crollo improvviso di un ghiacciaio.
Il Bilancio dell’Emergenza
- Vittime accertate: Oltre 682 morti (675 sul versante nepalese, 7 in Tibet).
- Dispersi: Più di 3.000 persone ancora irreperibili (circa 2.426 in Nepal).
- Feriti: Oltre 2.300 persone gestite dalle strutture sanitarie di emergenza.
- Persone trarre in salvo: Oltre 4.450 soccorsi totali, tra cui 187 turisti stranieri.
- Stima dei danni: Tra i 4 e i 5 miliardi di dollari necessari per la ricostruzione.
La Dinamica: Il crollo del ghiacciaio
L’ondata di piena che si è abbattuta sulla regione al confine tra Nepal e Tibet non è stata innescata da un terremoto — ipotesi smentita dai rilievi sismici —, bensì dal cedimento improvviso di un ghiacciaio ad alta quota (Glacial Lake Outburst Flood – GLOF).
Il crollo ha generato una colata imponente di fango e detriti travolgendo il fiume Bhotekoshi e inghiottendo il centro di Betrawati (distretto di Nuwakot). La frana ha paralizzato il valico di Gyirong Port, interrompendo linee elettriche e collegamenti stradali tra Nepal e Cina.
Gli Italiani Coinvolti
- Rientrati in Italia: Massimo Lombardi e Giovanni Fassini, escursionisti bresciani rimasti bloccati dalle frane, sono atterrati sani e salvi all’aeroporto di Bergamo Orio al Serio.
- Ancora dispersi: Negli elenchi ufficiali della polizia nepalese risultano ancora irreperibili Marco Ratto (50 anni, orefice di Rapallo) e la coppia residente a Lugano composta da Luca Barachini e Patrizia Marziale (italo-svizzera).
Operazioni di Soccorso e Gestione del Rischio
- L’Esercito salva 350 lavoratori: Nelle ultime ore, le forze armate nepalesi sono riuscite ad trarre in salvo 350 persone intrappolate nel tunnel dell’impianto idroelettrico Upper Trishuli Hydropower Project, nel distretto di Rasuwa.
- Nessun rifiuto agli aiuti esteri: Il ministro degli Esteri nepalese, Shisir Khanal, ha smentito le voci di un presunto rifiuto del sostegno internazionale, confermando l’arrivo di squadre specializzate dall’India per la liberazione dei tunnel e dalla Cina per la ricerca dei superstiti.
- Stop ai droni privati: L’autorità nepalese per la gestione delle emergenze (NRRMA) ha vietato tassativamente il volo dei droni amatoriali nelle zone colpite per evitare collisioni pericolose con gli elicotteri di soccorso.
- Monitoraggio della diga naturale: Il Ministero delle Risorse Idriche cino-tibetano ha comunicato che la diga di detriti formatasi lungo il fiume si sta gradualmente prosciugando, riducendo il rischio imminente di una seconda alluvione lampo.
Le Cause: Riscaldamento Globale e Antropizzazione
Il ministro degli Esteri nepalese ha sottolineato la drammatica ingiustizia climatica della tragedia:
“Il Nepal emette meno dello 0,01% dei gas serra globali, ma la nostra popolazione è tra le prime vittime del cambiamento climatico.”
Come confermato dal glaciologo Claudio Smiraglia, l’incremento di tali catastrofi naturali nell’area himalayana è strettamente legato all’aumento delle temperature globali e ad un’intensa antropizzazione vicino ai corsi d’acqua, dove la presenza di centri abitati aumenta esponenzialmente il rischio di perdite umane.
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