Si sono concluse le prime elezioni politiche in Israele dopo gli eventi drammatici del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra. Lo scrutinio per il rinnovo della Knesset (il Parlamento israeliano) delinea un quadro di profonda frammentazione politica, in cui nessuno dei due principali blocchi ha raggiunto la soglia dei 61 seggi necessari per formare autonomamente un governo.
L’affluenza alle urne ha raggiunto una percentuale record del 77,7%, la più alta registrata nel Paese dal 1999, a testimonianza della forte partecipazione e della tensione politica attorno a questa tornata. I risultati definitivi e ufficiali saranno proclamati il prossimo 4 novembre, una volta completato lo spoglio delle cosiddette “buste doppie” (soldati, diplomatici, pazienti ospedalizzati e detenuti).
I numeri dei blocchi e la situazione alla Knesset
- Il blocco di Benjamin Netanyahu: Il premier uscente e il suo partito, il Likud, insieme agli alleati della destra e dei partiti religiosi, si attestano complessivamente a quota 53 seggi.
- Il blocco di opposizione: L’area moderata e centrista guidata da Gadi Eisenkot (capo della lista Yashar) si ferma a 48 seggi.
- Il peso dei partiti arabi: Un elemento di grande rilievo politico è l’avanzata delle forze a maggioranza araba, che hanno conquistato complessivamente 19 seggi, registrando una partecipazione elettorale vicina all’80% all’interno della comunità palestinese in Israele.
Con la maggioranza fissata a quota 61, i numeri attuali lasciano aperta qualsiasi opzione di compromesso o di stallo istituzionale.
Le reazioni e le mosse dei leader
L’appello del Presidente Herzog
Di fronte alla situazione di stallo, il presidente israeliano Isaac Herzog è intervenuto esortando tutte le forze politiche a compiere “tutto il possibile” per dar vita a una coalizione di governo stabile, scongiurando così il rischio di un nuovo ritorno anticipato alle urne.
Netanyahu e il no ai partiti arabi
Benjamin Netanyahu ha rivendicato i risultati parziali parlando di un forte consenso per una linea di sicurezza nazionale, ribadendo tuttavia la propria netta chiusura rispetto a qualsiasi ipotesi di alleanza o intesa con i partiti arabi. Sulla vittoria parziale è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha dichiarato via social che, grazie al proprio sostegno, la campagna di Netanyahu è riuscita a ribaltare i pronostici iniziali.
Eisenkot e la spinta per il “governo del cambiamento”
Dall’altra parte dello spettro politico, Gadi Eisenkot ha rilanciato l’obiettivo di costruire una coalizione incentrata su forze sioniste e sul rinnovamento istituzionale, denunciando la perdita di fiducia della cittadinanza nei confronti della gestione governativa passata. Intanto, all’interno del fronte d’opposizione, si valutano mosse tattiche alla Knesset — tra cui l’eventuale elezione di figure di spicco come Yair Lapid alla guida del Parlamento — per pesare fin da subito sui rapporti di forza istituzionali.
La spinta della società civile
Fuori dai palazzi della politica, centinaia di artisti, scrittori e personalità della cultura israeliana (tra cui la nota cantante Noa e l’attore Itay Tiran) hanno firmato un appello pubblico. Nel documento si chiede al blocco del cambiamento di superare i vecchi steccati e di valutare un’alleanza coraggiosa che includa i partiti arabi, indicata come un’occasione storica per voltare pagina rispetto alla gestione della destra radicale.
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