Teheran sferra un attacco con missili balistici contro le forze americane in Giordania e colpevolizza la navigazione a Hormuz. Gli USA rispondo con raid congiunti insieme all’Arabia Saudita nell’Iraq orientale. A Washington, il premier israeliano definisce l’alleanza con il presidente statunitense un «muro di granito».
Tensione ai massimi storici: missili iraniani intercettati in Giordania
La notte nel Medio Oriente è stata segnata da una drammatica escalation militare. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha lanciato un attacco a sorpresa impiegando diversi missili balistici indirizzati verso una base aerea delle forze statunitensi situata in Giordania.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha subito confermato l’azione, dichiarando che il sistema di difesa aerea ha intercettato con successo tutti i vettori e che non si registrano vittime o danni rilevanti alle strutture americane, mentre le truppe restano in stato di massima allerta.
La contromossa congiunta USA-Arabia Saudita in Iraq
In risposta diretta a una sequenza di oltre 30 attacchi condotti con droni dalle milizie filo-iraniane nelle ultime 72 ore contro posizioni statunitensi e infrastrutture energetiche saudite, Washington e Riad hanno promosso un’operazione militare congiunta.
Caccia da combattimento americani e sauditi hanno eseguito raid di precisione nell’Iraq orientale, colpendo depositi di armi e snodi logistici collegati ai gruppi paramilitari. Dall’Iraq, la Forza di Mobilitazione Popolare (PMF) – coalizione integrata nell’esercito iracheno ma contenente frazioni autonome filo-Teheran – ha denunciato “numerose vittime e feriti” tra le proprie file a causa dei bombardamenti.
Stretto di Hormuz sotto assedio e impennata del petrolio
La crisi rischia di paralizzare le rotte commerciali mondiali dell’energia:
- Attacco alle petroliere: I Pasdaran hanno annunciato di aver intercettato e colpito tre navi petroliere che stavano transitando nello Stretto di Hormuz, sostenendo che avessero ignorato i ripetuti avvertimenti sulla rotta navale.
- Fumata nera sui negoziati: Sul piano diplomatico, Teheran ha rifiutato la proposta di mediazione avanzata dall’Oman per la spartizione del controllo del canale navale, pretendendo la gestione esclusiva delle rotte in entrata. Il blocco dei colloqui ha alimentato le inquietudini internazionali.
- Reazione dei mercati: Le ritorsioni nell’area di Hormuz e gli attacchi alle infrastrutture energetiche hanno fatto schizzare il prezzo del greggio sui mercati asiatici: il WTI ha registrato un balzo del +3,73% raggiungendo quota 82,22 dollari al barile, mentre il Brent è salito del +3,03% a 84,57 dollari.
Il vertice alla Casa Bianca: Netanyahu e Trump blindano l’asse Washington-Tel Aviv
Mentre la regione è sull’orlo del baratro, a Washington si è svolto il faccia a faccia tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente statunitense Donald Trump, accompagnato dai vertici dell’amministrazione (il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il Segretario al Tesoro Scott Bessent).
- «Un muro di granito»: In un’intervista rilasciata a margine del vertice, Netanyahu ha smentito qualsiasi crepa con la presidenza americana, definendo l’intesa un «muro di granito» fondato sull’obiettivo condiviso di neutralizzare le ambizioni nucleari e la minaccia del regime iraniano.
- Proteste all’esterno: Durante gli incontri istituzionali, fuori dalla Casa Bianca si sono radunati gruppi di manifestanti – tra cui associazioni della comunità ebraica americana – per protestare contro la conduzione del conflitto da parte del governo israeliano.
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