Caltanissetta 19/07/2026. Una struttura chiusa da oltre 7 anni e, proprio quando si pensava che i cancelli si stessero finalmente aprendo, ecco il colpo di scena: vengono “scoperte” ingenti perdite idriche nelle tubazioni e nelle vasche.
Nessuno, fino ad ora, se n’era accorto? Nessuno sapeva? È un problema emerso solo di recente o si trascinava da anni sotto gli occhi e nel silenzio di tutti?
Domande destinate a ricevere difficilmente una risposta. D’altronde, è già un mezzo miracolo che se ne parli.
Siamo certi che se non fosse stato per le forti pressioni mediatiche, che hanno costretto la ditta e di conseguenza l’amministrazione a rompere il silenzio e a calare le carte, il silenzio di Palazzo del Carmine sarebbe durato per chissà quanti altri mesi.
L’amministrazione ha usato il silenzio come scudo finché ha potuto, preferendo non sollevare il tappeto per evitare che si vedesse la polvere.
«Alla comunità nissena interessano risposte semplici e concrete: quando aprirà la piscina?».
Questa è la semplice domanda che finora è stata posta, a più riprese, agli amministratori comunali di Caltanissetta da parte di tanti cittadini e non solo.
Oggi, con un paradosso che sfiora il ridicolo, la ritroviamo nera su bianco in un lungo e dettagliato comunicato stampa della Giunta del sindaco Tesauro, che si comporta quasi come un osservatore esterno e non come il primo responsabile del controllo.
Il quadro tecnico emerso è disastroso, perdite idriche ovunque, canali di scolo inefficienti e una condotta di alimentazione totalmente inadeguata che dovrà essere interamente sostituita. Criticità strutturali enormi che emergono, incredibilmente, solo in questa fase così avanzata.
In risposta ai gestori, l’amministrazione rimarca ora la necessità di un cronoprogramma chiaro e di una scadenza perentoria, lamentando la mancanza di “accelerazione e determinazione” della ditta negli ultimi due mesi. Dal Comune arriva anche la formale conferma che dal 2 maggio 2026 sono ufficialmente maturate le penali contrattuali per il mancato rispetto della data di apertura stabilita.
Peccato che questo ruggito tardivo dell’amministrazione arrivi solo adesso. Molti cittadini si chiedono come mai dal 2 maggio nessuno si sia posto la questione, magari facendo intervenire l’ufficio tecnico per un sopralluogo ispettivo. Al contrario, i sopralluoghi e i sorrisi sul posto, catturati dai selfie, facevano comodo prima, quando si era certi e ci si vantava della riapertura sicura del 2 maggio.
Il silenzio amministrativo di questi mesi non è stato un caso, ma una precisa volontà di non esporsi. Solo il pressing dei media ha rotto questo incantesimo di mutismo, in caso contrario, i cittadini si sarebbero sentiti ripetere il solito, ritornello dell’apertura “imminente”, una parola che ormai vuol dire tutto e niente.
Che l’amministrazione ribadisca l’applicazione delle penali, diciamocelo francamente, è il minimo sindacale.
Ciò che preoccupa maggiormente è l’aver già pagato la prima tranche e probabilmente la seconda, per un totale di circa 400 mila euro dei 700 mila previsti dall’accordo di transazione, senza aver ottenuto il risultato sperato.
Ma ancor più inquietante è leggere che «eventuali questioni di natura tecnica, amministrativa o giuridico-legale dovranno essere affrontate nelle sedi competenti e da chi ha titolo per farlo».
Parole tutt’altro che rassicuranti, che aprono scenari legali imprevedibili e che rischiano di far allungare ancora di più i tempi, passando da “imminente” a chissà quando.
La nota si conclude prendendo atto delle recenti rassicurazioni fornite in Commissione consiliare dal Direttore dei Lavori della RTI, il quale ha definito l’apertura “veramente imminente”. Un’affermazione che si scontra frontalmente con le criticità illustrate nel lungo comunicato della RTI di qualche ora dopo.
Delle due l’una, o i problemi monumentali alle tubazioni sono stati superati per magia in poche ore, oppure non si comprende come si possa dichiarare l’impossibilità di fissare una data e contemporaneamente rassicurare su un’apertura imminente.
La verità è che, tra rimpalli di responsabilità, tubi colabrodo e silenzi di comodo interrotti solo per salvare la faccia, i nisseni sono stati, ancora una volta, amaramente illusi. A Maiora

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