C’è un’idea bizzarra che circola in certi ambienti e in alcuni uffici polverosi della politica nostrana, l’idea cioè che il giornalista debba essere una sorta di arredatore d’interni, un professionista del “copia-incolla” incaricato di abbellire la realtà per non disturbare il manovratore.
Secondo questa visione, l’informazione dovrebbe limitarsi a fare da cassa di risonanza ai nastri tagliati e ai sorrisi istituzionali.
Spiace deludere le aspettative, ma il giornalismo, almeno in linea di principio è un’altra cosa.
Sia chiaro: non abbiamo la presunzione di paragonarci ai giganti della cronaca nazionale o internazionale, né vogliamo forzare paragoni impossibili con giornalisti di ben altro spessore e capacità, ma si vuol solo per riaffermare una lezione universale dove esiste un bivio tra il giornalismo di “replica”, che si limita a trascrivere quello che il potere detta, e il giornalismo che prova a scavare e a interrogarlo.
Nel nostro piccolo, scegliamo la seconda strada. Raccontare il territorio non significa fare da segreteria agli eletti, ma cercare di capire cosa succede dietro le quinte di una decisione pubblica.
Il dovere di chi scrive non conosce confini. Ma è quando si arriva sul territorio locale che la missione diventa quasi un dovere nei confronti dei lettori. Se un trattato a Bruxelles sembra lontano, la delibera comunale che cambia il senso di marcia o decide le sorti di un servizio pubblico è maledettamente vicina.
Monitorare come si muove la politica di prossimità è un obbligo morale, perché è lì che le decisioni si ripercuotono direttamente sulle tasche e sulla vita dei cittadini.
Capita spesso che, quando un articolo osa evidenziare un’incongruenza, uno spreco o un comportamento poco lineare, o pone interrogativi somodi che fanno riflettere i cittadini, scatti il riflesso del risentimento..
La resistenza dei politici alla critica, compresa quella giornalistica, è un fenomeno complesso e persistente, caratterizzato da un rapporto spesso conflittuale tra potere politico e informazione.
Questo atteggiamento si manifesta attraverso diverse modalità, riflettendo una tensione strutturale tra il diritto di cronaca/critica e la volontà politica di controllare la narrazione dei fatti.
E’ giusto ricordare che il diritto di critica è una libertà fondamentale dei cittadini e soprattutto dei giornalisti, sancita dall’art. 21 Cost. e dalla legge 69/1963, che consente l’espressione di opinioni e valutazioni soggettive su fatti di interesse pubblico.
Ma il rischio che si corre, oltre alle querele, il più delle volte temerarie, è quello di venire “puniti”, non ricevendo comunicati o certe notizie interne, l’ultimo caso ieri, molte testate locali hanno ricevuto e pubblicato il comunicato della Giunta comunale per esprimere solidarietà al consigliere A. Scalia
“per gli attacchi vergognosi ricevuti”, criticando “gli atteggiamenti scomposti” dei consiglieri
Dierna e Palermo.
Questo, l’ultimo di una lunga serie, nonostante la nostra richiesta di invio….che è stata ignorata.
Insomma si viene ignorati quando il comunicato ruguarda tutti, mentre ci si ricorda del giornale e del giornalista quando è un comunicato del partito o personale, in questo caso si ricorre, oltre alla mail di redazione, anche alla messaggistica privata, WhatsApp. Il discorso è giusto precisarlo vale sia per i rappresentanti della maggioranza che della giunta.
Spiace dirlo ma è una ritorsione, diciamo, “infelice” che ignora il principio cardine dell’informazione.
Il politico di turno o un’amministrazione, quando discute di temi che riguardano l’intera collettività, ha il dovere di diramare e rendere pubbliche le informazioni a tutti.
Lo dice la parola stessa, rendere pubblico, diffondere senza discriminazioni. Questo dovere sussiste anche verso chi, suo malgrado, contribuisce quotidianamente con le proprie tasse al pagamento del suo emolumento.
Anche perchè noi, a differenza di altri, diamo spazio a tutti, senza guardare da che schieramento arriva il comunicato.
L’informazione istituzionale non è un regalo o un privilegio da concedere a pochi, ma un atto dovuto all’intera comunità.
Se per “vero giornale“, degno di essere considerato meritevole di ricevere notizie si intende una testata che pubblica solo ciò che fa comodo, mentre le altre sono definite “cosiddetti giornali”, allora rivendichiamo con orgoglio la nostra natura di “cosiddetto”.
Aver scambiato il giornalismo per un ufficio di pubbliche relazioni e non un servizio ai cittadini è qualcosa di grave e preoccupante nello stesso tempo.
“Il giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia; il resto è propaganda.” Frase attribuita a Horacio Verbitsky
Evidenziare gli aspetti che non quadrano, magari usando un pizzico di sana ironia, non è un reato di lesa maestà. Se qualcuno si sente “punzecchiato” da fatti ben documentati, il problema non è di chi scrive, ma di chi non replica nel merito.
In fondo l’obiettivo finale del giornalismo non dovrebbe essere quello di compiacere al politico di turno, che sino a quando è in carica ti snobba, ma quello di sollecitare la riflessione dei cittadini, perchè un cittadino ben informato, che sente una campana diversa, è un cittadino che può scegliere.
Se la verità scotta, non è colpa del termometro.
Dal canto nostro continueremo a essere quello spazio di libertà dove i fatti contano più delle simpatie. A chi ci guarda con sufficienza, rispondiamo con il rigore dei documenti.
Perchè un giornalista non deve rendere grazioso il salotto del potere, ma deve alzare i tappeti, per vedere c’è della polvere nascosta.
Il giornalismo vero è il “cane da guardia” della democrazia. Un cane da guardia non abbaia per cattiveria, ma per segnalare che qualcosa non va, per proteggere l’interesse della comunità dai morsi dell’inefficienza o dell’opacità.
Non aspettatevi da noi che scodinzoliamo in cambio di un comunicato stampa, di un favore politico o di qualche mancetta. Noi sopravviveremo comunque, ma voi non ci fate certamente un gran bella figura.
Qualcuno penserà perché raccontiamo tutto ciò, perché se non raccontassimo questi comportamenti passerebbero per essere quasi leciti, quando dimenticano che secondo i principi di trasparenza della pubblica amministrazione è un dovere fornire a tutti indistintamente i propri comunicati, al di là se qualche testate viene percepita come “ostile”.
Bisogna comunque ricordarsi che un territorio senza guardiani è un territorio dove chiunque può agire liberamente indisturbato e nel caso specifico, dire quel che si vuole senza contraddittorio.
Ad Maiora
Nota: Non ci si riferisce ovviamente all’Ufficio Stampa del comune, che anzi ringraziamo per la professionalià che dimostrano essendo sempre puntuali nell’invio di notizie.
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