Caltanissetta torna a riunirsi nel segno della legalità e della giustizia sociale. Le comunità cittadine, le associazioni del Terzo settore e le istituzioni si sono strette nel ricordo di Adnan Siddique, il giovane operaio e mediatore di origini pakistane brutalmente assassinato il 3 giugno del 2020 nel suo appartamento di via San Cataldo.
Adnan è stato ucciso per una colpa che, in una società civile, dovrebbe essere la normalità: aver difeso i diritti dei suoi connazionali, aiutandoli a denunciare il racket del caporalato e lo sfruttamento disumano nelle campagne del nisseno e dell’agrigentino.
Le celebrazioni e i presidi di memoria si rinnovano ogni anno per trasformare il dolore in impegno civico condiviso. Sul luogo dell’agguato la risposta della comunità è forte.
Realtà come il MoVI Caltanissetta, la Casa delle culture e del volontariato e il Comitato Migranti Solidali presnti alla celebrazione, insieme a diversi cittadini. Il Comune di Caltanissetta e le associazioni locali hanno ribadito la loro vicinanza alla famiglia di Adnan, le cui spoglie riposano in Pakistan, partecipando attivamente anche come parti civili nei processi giudiziari nati dall’inchiesta.
“L’esempio luminoso che Adnan ci ha lasciato in preziosa eredità deve rappresentare un impegno di civiltà, di dignità e di lotta sociale per rigenerare i nostri territori.” , una della tanti frasi pronunciatea.
Adnan Siddique aveva 32 anni, descritto da tutti come una persona gentile, onesta e dotata di un profondo senso civico, la vittima si era trasformata spontaneamente nel portavoce dei braccianti agricoli sfruttati.
La sua colpa è stata quella di rompere il muro dell’omertà, accompagnando materialmente i lavoratori a sporgere denuncia contro i caporali (sia italiani che pakistani) che gestivano la manodopera a tutele zero e a prezzi stracciati.
Prima dell’aggressione fatale a coltellate, Adnan aveva già subito violenze e minacce, che aveva puntualmente denunciato, senza mai fare un passo indietro.
Le indagini successive della Magistratura e delle Forze dell’Ordine hanno portato all’arresto dei responsabili e all’apertura di maxiprocessi che hanno scoperchiato una fitta rete criminale legata allo sfruttamento del lavoro agricolo nella provincia. Ricordare Adnan oggi significa dare forza a chi decide di non piegarsi davanti alle mafie del caporalato.
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