All’85esimo giorno della “Terza guerra del Golfo”, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran si trova davanti al bivio più drammatico dall’inizio delle ostilità il 28 febbraio scorso. Da un lato la diplomazia sotterranea lavora febbrilmente a un accordo bilaterale blindato; dall’altro, la Casa Bianca agita lo spettro di un’offensiva militare finale e devastante per costringere Teheran alla resa.
Nel mezzo di questo scontro geopolitico emerge un retroscena clamoroso rivelato dalle principali testate americane: l’amministrazione Trump avrebbe progressivamente isolato il governo israeliano di Benjamin Netanyahu dai tavoli decisionali che contano.
L’aut-aut di Trump e il rinvio delle nozze del figlio
Secondo quanto ricostruito dal New York Times, la strategia del presidente Donald Trump mira a prendersi una “vittoria totale” a ridosso dei negoziati, capitalizzando la massima pressione militare. L’escalation è talmente imminente che lo stesso Trump avrebbe congelato i preparativi per il matrimonio del figlio pur di non allontanarsi dalla Situation Room.
Nelle ultime ore, l’emittente Cnn e l’agenzia Axios hanno confermato che al Commander-in-Chief sono state presentate diverse opzioni per “riprendere la guerra” in modo massiccio. L’obiettivo sollevato da Trump durante un vertice d’urgenza con il Consiglio per la sicurezza nazionale, a cui hanno preso parte il vice JD Vance, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il direttore della Cia John Ratcliffe, è chiaro: lanciare un’operazione militare finale e “decisiva” per costringere l’Iran a cedere sul dossier nucleare e sul controllo delle rotte marittime, per poi dichiarare la fine del conflitto. Segnali d’allarme arrivano anche dai vertici dell’intelligence e delle forze armate americane, che hanno cancellato in massa i congedi per il fine settimana.
Netanyahu “messo da parte”
L’aspetto politicamente più rilevante di questa fase è l’estromissione di Tel Aviv. Fonti vicine al dossier riferiscono che in queste settimane «Israele non starebbe toccando palla». Donald Trump avrebbe letteralmente messo da parte Netanyahu dopo una telefonata definita “lunga e drammatica”.
Washington vuole gestire la partita direttamente con la Repubblica Islamica, evitando che le agende politiche interne di Israele facciano saltare un piano strategico globale che mira, in realtà, a ridisegnare la mappa energetica e commerciale del Medio Oriente.
La bozza dell’accordo segreto e il “muro” di Teheran
Mentre i caccia americani scaldano i motori, i mediatori internazionali (con il Pakistan in prima fila, coadiuvato da una delegazione del Qatar arrivata d’urgenza a Teheran) cercano di evitare il disastro. L’emittente saudita Al Arabiya ha anticipato in esclusiva i contorni di un memorandum d’intesa a cui Washington e Teheran starebbero lavorando. I punti chiave prevedono:
– Un cessate il fuoco immediato e incondizionato su terra, mare e aria;
– L’impegno reciproco a non colpire obiettivi militari, civili o economici;
-Il ripristino della totale libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo dell’Oman;
– La rimozione graduale e a tappe delle sanzioni statunitensi.
“L’Iran non vede l’ora di raggiungere un accordo. Vedremo”, ha commentato laconicamente Trump a margine del giuramento di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve.
Tuttavia, da Teheran arrivano segnali contrastanti e di estrema chiusura. Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha gelato le speranze occidentali affermando che l’Iran continuerà i programmi di arricchimento dell’uranio «con o senza un’intesa». Ancor più netto l’esponente del regime Mojtaba Khamenei: “Le scorte restano qui”.
A complicare il quadro geopolitico vi sono i sospetti degli apparati di sicurezza israeliani. Secondo un retroscena del Jerusalem Post, Teheran starebbe negoziando in malafede solo per guadagnare tempo e starebbe pianificando un attacco a sorpresa massiccio con missili e droni contro Israele e gli Stati del Golfo, ribattezzato “Operazione Epic Fury”.
Nelle prossime ore si deciderà il destino della regione: se prevarrà la firma sul memorandum mediato da Islamabad o se i caccia statunitensi daranno il via al capitolo più violento di questa guerra.
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