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Sicilia, il “Sudoku” di Schifani: veti incrociati e scudi sugli indagati bloccano il rimpasto

Last updated: 26/04/2026 8:53
By Redazione 80 Views 5 Min Read
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Il governo regionale verso una soluzione di “minimo impatto”. FdI e Lega blindano Amata e Sammartino: la questione morale diventa un gioco di equilibri dove se cade uno, cadono tutti.

Non è più un rimpasto, è un rompicapo. A pochi giorni dalla scadenza tecnica del 30 aprile — termine ultimo per definire gli uffici di gabinetto prima del blocco delle assunzioni — il governo di Renato Schifani si trova prigioniero di un gioco di veti incrociati che trasforma la giunta in una trincea. Al centro del contendere non ci sono solo le deleghe, ma la tenuta politica del centrodestra di fronte alle inchieste giudiziarie che colpiscono i suoi vertici.

Il cuore della paralisi ruota attorno a due caselle chiave: il Turismo e l’Agricoltura. Da un lato c’è Elvira Amata (FdI), attesa a settembre davanti al giudice per l’accusa di corruzione. Dall’altro Luca Sammartino (Lega), anch’egli a processo per corruzione in un filone separato.

La strategia dei partiti è chiara: la difesa è collettiva. Se Fratelli d’Italia dovesse chiedere il passo indietro ad Amata per ragioni di opportunità, si aprirebbe una voragine che travolgerebbe inevitabilmente Sammartino. La Lega, per bocca del segretario regionale Nino Germanà, ha già alzato il muro: «L’assessore non si tocca». Un messaggio recepito dai meloniani, che ad Enna, alla presenza di Arianna Meloni e Giovanni Donzelli, si apprestano a confermare la fiducia ad Amata per evitare un effetto domino che potrebbe arrivare a scuotere persino la presidenza dell’Ars, dove siede un altro indagato, Gaetano Galvagno, blindatissimo da Ignazio La Russa.

In questo scenario, il Presidente Schifani osserva con una postura rigidamente garantista.

Tuttavia, filtra irritazione da Palazzo d’Orléans, il governatore avrebbe preferito un cambio di passo, specialmente al Turismo, dove il “caso Cannes” e la gestione post-Scarpinato non hanno soddisfatto le aspettative della presidenza. Eppure, di fronte ai diktat degli alleati, Schifani sembra intenzionato a non forzare la mano, limitandosi a un “rimpastino” tecnico per coprire i buchi lasciati dalla DC di Totò Cuffaro.

Se il quadro generale resta immobile, le manovre si concentrano sui posti vacanti e sulla Sanità:

–DC e Autonomisti: Gli interim di Famiglia ed Enti Locali devono essere sciolti. La Funzione Pubblica potrebbe finire all’Mpa (si parla di Valeria Caci), mentre il Lavoro tornerebbe alla DC, con le quotazioni di Nuccia Albano e Andrea Messina in forte rialzo.

–Il nodo Sanità: È lo scontro più acceso. Schifani vorrebbe sostituire Daniela Faraoni con Nicola D’Agostino (vicino a Cardinale). Una mossa che ha fatto infuriare la base forzista all’Ars: i deputati chiedono che, se entra D’Agostino, debba uscire il recordman di voti Edy Tamajo. Un rebus che il neo-commissario Nino Minardo dovrà gestire con estrema cautela.

–I Tecnici: Alessandro Dagnino (Economia) appare confermato per gestire le delicate scadenze di bilancio e la manovra estiva da 400 milioni.

Il tempo stringe. La “fumata bianca” è attesa tra lunedì e martedì, subito dopo il vertice di FdI a Enna. L’obiettivo è far giurare i nuovi assessori mercoledì 29 aprile. Tuttavia, l’impressione è che la montagna stia per partorire il classico topolino: un rimpasto di facciata che lascia intatti i nodi politici e morali, rimandando la resa dei conti a data da destinarsi.

Dietro la facciata dell’unità, resta un governo imbrigliato dai propri destini giudiziari, dove la sopravvivenza del singolo è diventata, per necessità, la sopravvivenza della coalizione.

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