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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > Istat, deficit al 3,1% nel 2025 e pressione fiscale al 42,9%: niente uscita anticipata dalla procedura d’infrazione UE
CronacaEconomia e Finanza

Istat, deficit al 3,1% nel 2025 e pressione fiscale al 42,9%: niente uscita anticipata dalla procedura d’infrazione UE

Autore: Redazione Visualizzazioni: 103 Tempo di lettura: 4 Pubblicato il: 22/09/2026 11:15
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I dati definitivi confermano la rigidità dei conti pubblici. Il ministro Giorgetti fissa l’orizzonte al 2027, mentre i sindacati chiedono di concentrare le scarse risorse su salari e produttività.

Si chiude con la conferma di un quadro finanziario stringente la certificazione Istat sui conti pubblici del 2025. L’Istituto Nazionale di Statistica ha fissato il rapporto tra indebitamento netto e PIL al -3,1%, confermando un contenuto miglioramento rispetto al -3,4% registrato nel 2024, ma lasciando invariata la stima preliminare fornita lo scorso aprile. Un dato che, pur mostrando una progressione positiva, frena gli entusiasmi dell’esecutivo e rinvia le speranze di una rapida conclusione del contenzioso aperto con Bruxelles.

Contents
I dati definitivi confermano la rigidità dei conti pubblici. Il ministro Giorgetti fissa l’orizzonte al 2027, mentre i sindacati chiedono di concentrare le scarse risorse su salari e produttività.Conti in ordine ma entrate sotto pressioneLa frenata di Giorgetti: “Se ne parla nel 2027”Le reazioni del sindacato: verso un patto sociale

Conti in ordine ma entrate sotto pressione

L’analisi dettagliata del bilancio evidenzia note contrastanti. Da un lato migliora il saldo primario (il disavanzo al netto della spesa per interessi), che cresce all’+0,8% del PIL contro il +0,5% dell’anno precedente. In parallelo, mostra una fase di raffreddamento la spesa per gli interessi sul debito, cresciuta soltanto del 2%, un incremento decisamente contenuto rispetto ai picchi degli anni passati.

Dall’altro lato, a fare da controaltare alla stabilità dei saldi è il deciso aumento del prelievo fiscale: la pressione fiscale complessiva è salita al 42,9% del PIL, segnando un incremento dello 0,7% rispetto al 2024 e confermando come il peso fiscale continui a gravare in misura importante su famiglie e imprese.

La frenata di Giorgetti: “Se ne parla nel 2027”

I dati consolidati spengono le aspettative di una chiusura anticipata della procedura d’infrazione per deficit eccessivo avviata dalle autorità europee. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha espresso rammarico per il mancato raggiungimento dell’obiettivo in anticipo sui tempi:

“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027.”

Le reazioni del sindacato: verso un patto sociale

L’ufficializzazione dei numeri dell’Istat riaccende il dibattito sulle risorse disponibili per le prossime manovre economiche. Intervenendo sul tema, la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha sottolineato come la rigidità dei margini di bilancio imponga una precisa scala di priorità economiche e sociali.

“Speravamo di avere più risorse uscendo dalla procedura di infrazione”, ha affermato Fumarola. “A maggior ragione il libro verde per un patto sociale serve perché impresa e lavoro generano ricchezza; la strada è stretta, le risorse sono poche, quindi vanno finalizzate ai salari e alla bassa produttività.”

Dal mondo sindacale arriva così un appello alla responsabilità collettiva: con spazi di manovra ridotti al minimo, le priorità dovranno focalizzarsi sul sostegno agli stipendi, sulla spinta alla produttività e su investimenti mirati in formazione e innovazione.

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