Nell’Unione europea, la Spagna si sta dimostrando il paese più fermo nel condannare la guerra in Iran. Si è anche opposto all’aumento della spesa per gli armamenti e si è detto disponibile a recepire il mandato di arresto per Netanyahu
La Spagna continua ad affermarsi come il Paese dell’Ue più fermo nel condannare la guerra che Stati Uniti e Israele hanno scatenato in Medio Oriente, rispetto alla linea molto più accondiscendente scelta dalla maggioranza dei Paesi Ue e della Nato. L’ultima decisione di ieri di chiudere lo spazio aereo ai velivoli da guerra statunitensi costituirà una “rottura profonda nelle relazioni transatlantiche”, scrive il quotidiano El Pais, il primo dei media spagnoli a rivelare la notizia. Cieli chiusi ai sorvoli – anche a quei voli statunitensi che erano di stanza in Paesi terzi – ma anche chiusura delle basi di Rota e Moron. Un’azione a cui sembra essere andata dietro l’Italia, con la notizia emersa oggi di un divieto all’uso della base militare di Sigonella.
Anche il governo di Giorgia Meloni continua a ribadire che “l’Italia non è in guerra“, affrettandosi ad aggiungere che i rapporti con gli amici statunitensi restano ottimi e che l’Iran “rappresenta una reale minaccia e non può avere la bomba atomica”.
Quindi, la Spagna resterebbe l’unica ad aver costruito quel “muro invisibile” descritto da El Pais, con cui il governo socialista di Pedro Sanchez spera di fermare i bombardieri e gli aerei cisterna per i rifornimenti in volo degli americani?
Le posizioni sono diverse. Francia e Germania hanno dato l’accesso logistico alle proprie basi, mentre il Regno Unito ha guidato una dichiarazione di sette Paese – di cui fanno parte Italia, Francia e Germania – per forzare il blocco iraniano allo Stretto di Hormuz.
Su Hormuz, al contrario, il governo di Madrid ha detto sì al meccanismo di registrazione che il governo di Teheran ha messo in piedi per garantire un passaggio sicuro alle navi cargo che prendono le distanze dall’operazione israelo-statunitense, restando al momento il solo Paese Ue in grado di esportare materie prime vitali per l’economia. Una posizione a cui ha replicato il segretario di Stato americano Marco Rubio, sostenendo che “se la Nato si limita a difendere l’Europa in caso di attacco, non è un buon affare”.
Tuttavia, Madrid continua a dimostrarsi coerente: è il solo Paese Nato ad essersi opposto all’aumento della spesa per gli armamenti proposta da Trump sin dal suo insediamento, e non ha mai neanche fatto mistero della sua forte contrarietà all’offensiva di Israele e Stati Uniti all’Iran, definita “illegale e sconsiderata” già all’indomani dei primi attacchi del 28 febbraio. Per tutta risposta, il presidente Donald Trump ha minacciato “un embargo già domani: taglieremo tutti i commerci. Non vogliamo avere nulla a che fare con la Spagna”. Parole che il capo della Casa Bianca non ha ritirato, ma che non hanno avuto seguito: l’interscambio tra i due Paesi ammonta a quasi a 44 miliardi di dollari.
La posizione di denuncia del governo spagnolo dell’operato di Washington e Tel Aviv va ben oltre però gli ultimi accadimenti: l’11 marzo Sanchez ha annunciato il “ritiro permanente” dell’ambasciatore spagnolo da Israele, una scelta seguita allo stop alle esportazioni di armi spagnole a Israele per fermare gli attacchi nella Striscia di Gaza, da subito definiti “una guerra di sterminio”.
Il suo governo è inoltre uno dei pochi che in Europa si è detto disponibile, qualora necessario, a dare seguito al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu per presunti crimini contro l’umanità commessi nella Striscia, mentre Paesi come Francia, Italia e Germania hanno definito “politicamente motivata” la decisione della Corte. L’Italia e la Grecia hanno anche permesso al volo di Stato con a bordo Netanyahu di sfruttare i propri cieli.
Per ribadire tali denunce, la Spagna è stato anche il primo Paese a unirsi alla causa che il Sudafrica ha intentato contro Israele nel dicembre 2023 presso la Corte internazionale di Giustizia, accusando il Paese di genocidio a Gaza. Una mossa che a Madrid è valsa anche accuse di “antisemitismo“.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it di Alessandra Fabbretti
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