Il Tribunale del Riesame conferma per la terza volta la misura cautelare per l’ex deputato regionale. Dopo i no di marzo e luglio, il 22 settembre si apre il processo per corruzione.
Nessuna revoca della misura cautelare per Michele Mancuso. Il Tribunale del Riesame di Caltanissetta ha respinto per la terza volta in otto mesi la richiesta di rimessione in libertà presentata dalla difesa dell’ex deputato regionale di Forza Italia, coinvolto nell’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dalla Procura nissena.
Per Mancuso si tratta del terzo “no” pronunciato dai giudici della libertà: la prima istanza di riesame era stata infatti rigettata il 3 marzo scorso, mentre la successiva richiesta di revoca aveva incassato un ennesimo diniego a luglio, prima che anche la Suprema Corte di Cassazione confermasse il quadro cautelare nel maggio precedente.
La nuova decisione del collegio giunge a ridosso dell’avvio del dibattimento. Mancuso, finito agli arresti domiciliari lo scorso 18 febbraio, vedrà aprirsi il processo a suo carico il prossimo 22 settembre, dinanzi al Tribunale di Caltanissetta, a seguito del giudizio immediato chiesto e ottenuto dalla Procura.
L’indagine ruota attorno a presunti episodi di corruzione legati alla gestione e all’assegnazione di fondi e finanziamenti pubblici destinati alla realizzazione di manifestazioni e spettacoli nel territorio nisseno.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti – la cui fondatezza dovrà essere accertata nel corso del dibattimento – l’allora parlamentare regionale avrebbe intascato una somma complessiva di circa 12 mila euro, consegnati in tre tranche. La dazione sarebbe servita a favorire l’associazione “Gente emergente”, risultata poi beneficiaria di un finanziamento regionale pari a 98 mila euro.
Co-imputati e giudizio immediato
Insieme a Mancuso è coinvolto anche Lorenzo Gaetano Tricoli, indicato dagli investigatori come suo collaboratore. Anche per Tricoli il procedimento è approdato al giudizio immediato: la sua posizione comprende, oltre all’ipotesi di corruzione, anche una contestazione relativa a una presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
L’inchiesta ha fatto emergere una serie di rapporti e passaggi legati all’ottenimento e alla gestione dei contributi regionali.
La scelta della Procura di procedere con il rito immediato scaturisce dalla ritenuta evidenza degli elementi raccolti durante le indagini, consentendo di saltare la fase dell’udienza preliminare. Dopo il susseguirsi di ricorsi e passaggi dinanzi ai giudici, la difesa ha continuato a contestare il quadro cautelare, ma la misura per l’ex deputato rimane invariata. Il prossimo capitolo si aprirà il 22 settembre direttamente in aula.
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