La politica nissena, è inutile far finta di nulla, vive ore di fibrillazione
Il recente “divorzio”, tra il sindaco Tesauro e di due suoi assessori, Delpopolo e Adornetto, ufficializzato con un comunicato congiunto, e l’onorevole Mancuso, ha innescato una reazione a catena che ha messo a nudo le fragilità di una coalizione finora tenuta insieme dallo stesso Mancuso e dal suo amico e collaboratore Tricoli.
In questo scenario, considerando che dall’opposizione, anche se non da tutta, non passa giorno senza che vengano chieste le dimissioni del sindaco, pensiamo che la situazione richieda una riflessione profonda.
Il silenzio della sua maggioranza e la fronda interna in Forza Italia mettono infatti Tesauro davanti a una scelta obbligata.
Blindare la squadra o rischiare che si arrivi alla sfiducia?
L’insitenza dell’opposizione potrebbe prima o poi coinvolgere alcuni consiglieri della maggioranza che, stanchi o delusi, paradossalmente potrebbero decidere che effettivamente, continuallo questo stallo, staccare la presa diventerebbe la scelta migliore.
Il dato più eclatante in tutta questa vicenda non è solo la distanza presa da Mancuso, tardiva ma arrivata, ma la frattura interna che si è creata in Forza Italia.
Mentre il sindaco e due assessori si sono smarcati, l’assessore Mirisola, Forza Italia, entrato in giunta solo a fine agosto, ha scelto la via della prudenza, prendendo le distanze dal primo cittadino e dai suoli colleghi.
Vedremo adesso se tornerà il sereno in casa Forza Italia con l’interim di Caruso a coordinatore provinciale.
Rimane il silenzio assordante degli altri sei assessori che non hanno proferito parola, anche se il loro silenzio potrebbe essere giustificato dal fatto che loro con Mancuso, diciamo, non ci “azzeccano” nulla… o quasi.
I 15 consiglieri di maggioranza, più i due seduti “in attesa”, restano apparentemente alla finestra, rendendo la posizione della Giunta tecnicamente legittimata dai numeri ma politicamente fragile ed esposta a “colpi d’aria”.
Tuttavia, la stabilità non si costruisce solo sulla mancanza dei numeri per la sfiducia, ma sulla capacità di governare bene, serenamente e senza paure che si possa prima o poi beccarsi “l’influenza”.
Ed è qui che entra in gioco il vecchio e famoso “rimpasto”, un discorso più volte ventilato nei mesi anche se mai concretizzatosi.
La soluzione per blindare la Giunta e scogiurare pericoli potrebbe passare proprio da un “rimpasto”.
Ma non è certo una cosa semplice, si potrebbe ipotizzare l’ingressso dell’avv. Licata, in “sala d’attesa” dall’aprile scorso, facendo però prima tappare occhi, naso e bocca a coloro che in questi mesi si sono messi di traverso.
Questo ingresso porterebbe in dote i due consiglieri di Orgoglio Nisseno, ormai da troppo tempo in una posizione di “imbarazzo”, che di fatto li vede seduti tra i banchi dell’opposizione ma che sono sui blocchi di partenza pronti a “scattare” dall’altra parte.
Come anche accogliere la richiesta dei Fratelli d’Italia, visto che il partito reclama da tempo un altro assessorato, accontentarli significherebbe serrare i ranghi con la forza politica al momento più ambiziosa dell’intera coalizione, dopo la batosta subita da Forza Italia.
Ma le poltrone sono solo nove e per far ciò bisogna sacrificare alcuni assessori.
I rumors di Palazzo ipotizzano l’uscita delle due uniche donne in giunta per far posto ai nuovi innesti. Una mossa rischiosa sotto il profilo dell’immagine, ma giudicata da molti necessaria per la sopravvivenza.
Ma c’è il “problema” dell’assessore Mirisola, che resta però l’incognita principale. Senza un passo indietro o un riallineamento con il sindaco e qualche chiarimento da dare su certe assenze, la sua presenza in giunta potrebbe creare qualche problemino di troppo.
Senza più un “regista“ esterno a dipanare la matassa, adesso il tutto ricadrà su Caruso e Tesauro.
Anche se, “mistificando”, ci si sforza di far passsare il messaggio che non ci sono problemi e che trattasi di piccole divergenze, è chiaro invece che i problemi ci sono e che per risolverli le strade da intraprendere rimangono due.
La prima, la più sicura per il sindaco, avere il coraggio del rimpasto, rinforzando così giunta e consiglio, accontentando gli alleati storici e ripartire con una squadra più forte e coesa.
Oppure la seconda, la più rischiosa, continuare cioè con i malumori interni e una giunta “zoppa”, con il rischio di far stancare alcuni consiglieri di maggioranza, che potrebbero accarezzare la proposta dell’opposizione.
Proseguendo con questa seconda opzione, l’altro rischio e che si continuerebbe a mantenere paralizzata una città che ha già troppi problemi da risolvere urgentemente e che sono fermi per colpa anche di queste vicende.
Al netto degli schemi tattici e delle poltrone da assegnare, resta nel mezzo, in questo scontro di potere, la città di Caltanissetta. La città che non può più aspettare.
Mentre il Palazzo si interroga su pesi, contrappesi e rimpasti, i problemi reali, dal decoro urbano allo sviluppo economico, dai servizi alla vivibilità quotidiana, rimangono tristemente al palo.
La politica ha il dovere di essere lo strumento per risolvere i problemi della collettività, non il fine ultimo per alimentare carriere o vendette personali.
È giunto il momento che la Giunta Tesauro e la sua maggioranza escano dal cono d’ombra delle “beghe di corridoio” e, mettano da parte le frizioni interne perchè non è più solo una scelta politica strategica, ma un imperativo etico e morale nei confronti dei cittadini.
Se questa amministrazione vuole davvero evitare le dimissioni o la sfiducia, legittimare il proprio mandato, non solo in aula ma anche agli occhi dei nisseni, deve dar un segnale forte, chiudere la questione politita interna immediatamente e rimboccarsi le maniche e passare dalle parole ai fatti.
La pazienza dei nisseni è ormai al limite, Caltanissetta non può permettersi di rimanere paralizzata in attesa che la “matassa” venga dipanata, perchè il tempo delle promesse pronunciate, ribadite e ancora non mantenute è ormai scaduto da tempo. Ad Maiora
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