Quattro militanti di Gioventù Nazionale (FdI) sono stati assaliti a Roma alla vigilia dell’anniversario della strage del ’78. La premier Meloni condanna l’accaduto: “Quando il dissenso diventa aggressione, la democrazia perde. Serve pacificazione nazionale”. Il centrosinistra si divide tra solidarietà e critica alle commemorazioni neofasciste.
Il 48° anniversario della strage di Acca Larentia si è aperto in un clima di forte tensione e polemiche, trasformando l’aggressione notturna a quattro giovani militanti di destra in un caso politico di rilevanza nazionale.
Quattro attivisti di Gioventù Nazionale (Gn), l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, sono stati assaliti con spranghe e aste nella notte tra il 6 e il 7 gennaio a Roma, in via Tuscolana, mentre stavano affiggendo manifesti commemorativi per l’anniversario della strage del 1978. La Questura di Roma ha avviato le indagini, ipotizzando che l’aggressione sia stata perpetrata da un gruppo identificato come di estrema sinistra.
La condanna unanime e l’appello di Meloni
L’episodio ha scatenato immediate reazioni istituzionali, in particolare dal mondo della destra. La premier Giorgia Meloni è intervenuta con un messaggio sui social, condannando l’aggressione e richiamando al dovere della memoria in un giorno che ricorda l’assassinio di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta (e successivamente Stefano Recchioni).
“Ricorre oggi il 48esimo anniversario della strage di Acca Larentia. Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione,” ha scritto la Presidente del Consiglio. “Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde. Sempre.” La premier ha poi lanciato un appello per una “vera e definitiva pacificazione nazionale“, sottolineando come “il terrorismo e l’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti”.

Anche il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso ferma condanna per l’atto: “Siamo di fronte a un odio politico di estrema gravità. Queste aggressioni non cancelleranno la memoria, né fermeranno chi… continua a difendere il diritto al ricordo e alla libertà di espressione.”
Le divisioni nel centrosinistra
Il clima di odio politico è stato denunciato anche dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI), che ha parlato di un’aria “irrespirabile” tornata a stagioni che si auguravano sepolte.
Il fronte del centrosinistra è apparso diviso nelle reazioni. Se da un lato è arrivata la solidarietà, come quella del senatore dem Filippo Sensi (“Non il rispetto. Non certo la condanna ferma per la violenza di cui sono stati fatti bersaglio militanti di Gioventù Nazionale stanotte”), dall’altro si è alzata la critica verso le manifestazioni commemorative stesse.
Il leader di Alleanza Verdi Sinistra (Avs), Angelo Bonelli, ha infatti messo in discussione la credibilità dell’appello alla pacificazione di Meloni: “L’appello… non può essere credibile se viene pronunciato proprio nel giorno in cui centinaia di neofascisti si radunano per fare apologia del fascismo, tra saluti romani e croci celtiche, come avviene ogni anno ad Acca Larentia”.
Il peso della memoria
Acca Larentia è da sempre un appuntamento politicamente scottante, che vede ogni anno due manifestazioni distinte: quella istituzionale al mattino e il raduno dell’estrema destra nel pomeriggio, spesso caratterizzato dalla controversa cerimonia del “presente”.
L’aggressione di stanotte, in un anniversario così sentito, non fa che esacerbare un dibattito sulla memoria e sulla violenza politica che, a quasi mezzo secolo di distanza dagli Anni di Piombo, continua a infiammare le piazze e le istituzioni italiane.
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