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Cronaca InternazionalePolitica

Tensioni sui mercati e geopolitica: Iran e Cina fanno muro contro la “guerra economica” di Trump

Autore: Redazione Visualizzazioni: 56 Tempo di lettura: 4 Pubblicato il: 26/08/2026
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DONALD TRUMP PRESIDENTE USA, XI JINPING PRESIDENTE REPUBBLICA POPOLARE CINESE
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Le nuove sanzioni statunitensi puntano a isolare Teheran e tagliare i proventi del petrolio. Ma la risposta della Repubblica Islamica è durissima, mentre Pechino bolla le misure di Washington come illegali e minaccia ritorsioni.

Contents
Teheran: “Non siamo più in difesa, pronti all’attacco”Il ruolo di Pechino e l’asse del greggio

Di fronte alla nuova stretta economica impressa dall’amministrazione guidata da Donald Trump, Teheran alza il tiro e rimanda le minacce al mittente. L’offensiva finanziaria promossa dalla Casa Bianca, annunciata dal segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, mira a tagliare le arterie vitali dell’economia iraniana: l’obiettivo dichiarato è l’estromissione dal circuito bancario globale basato sul dollaro di qualunque Paese continui a stringere accordi commerciali con la Repubblica Islamica.

Il pacchetto sanzionatorio colpisce in maniera diretta 60 tra soggetti, enti e navigli commerciali legati al settore energetico e tecnologico. Sebbene Washington si sia per ora astenuta dall’inclusione formale delle grandi banche cinesi che finanziano l’import di greggio iraniano, la tensione internazionale si è alzata a livelli guardia.

Teheran: “Non siamo più in difesa, pronti all’attacco”

Le reazioni del governo iraniano sono state immediate e privi di ambiguità diplomatiche. Il ministro dell’Economia, Ali Madanizadeh, intervenendo alla televisione di Stato, ha ribadito la piena prontezza del Paese a fronteggiare la pressione economica americana:

“I nostri nemici intendono lanciare un attacco di terrorismo economico contro di noi, ma abbiamo gli strumenti giusti e conosciamo le regole del gioco. La nostra strategia non è più difensiva: i nostri avversari devono attendersi una risposta dirompente.”

Madanizadeh ha inoltri evidenziato come né la Cina né la Russia abbiano avallato l’unilateralismo statunitense, ipotizzando una spaccatura e un fronte comune di resistenza con altri partner globali.

Duro anche il monito arrivato dai vertici militari. Il portavoce dei Pasdaran (il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche), il generale Hossein Mohebbi, ha avvertito che qualsiasi minaccia diretta alle infrastrutture energetiche e strategiche iraniane incontrerà ritorsioni immediate contro gli interessi vitali e le posizioni chiave degli Stati Uniti nella regione.

Il ruolo di Pechino e l’asse del greggio

A complicare la riuscita della campagna di massima pressione americana è l’atteggiamento della Cina, principale acquirente del greggio di Teheran (assorbe circa l’80% delle esportazioni petrolifere iraniane).

Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Lin Jian, ha criticato aspramente l’iniziativa di Washington, definendo le sanzioni slegate dal quadro delle Nazioni Unite come illegittime e unilaterali:

“La cooperazione commerciale ed energetica tra Cina e Iran si svolge nell’assoluto rispetto del diritto internazionale e non può essere soggetta a ingerenze o blocchi da parte di terzi. Adotteremo ogni misura idonea per tutelare i nostri legittimi interessi nazionali.”

L’asse tra Teheran e Pechino rischia così di convertire il confronto economico in una nuova crisi geopolitica ad ampio raggio, posizionando l’Iran non soltanto come bersaglio sanzionatorio, ma come perno di uno scontro più ampio sulle regole del commercio globale.

DONALD TRUMP PRESIDENTE USA, XI JINPING PRESIDENTE REPUBBLICA POPOLARE CINESE

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