Una frase che può pungere, confondere ma, se affrontata con il giusto spirito, può diventare un trampolino per una riflessione
Invece di cadere nella trappola della difesa immediata o dell’offesa, proviamo a sviscerare questa domanda, ambigua, arrogante e presuntuosa .
Dietro questa affermazione si nascondono un mosaico di significati.
Chi pone questa domanda potrebbe avere una miriade di intenzioni, dall’offesa al tentativo si intimorire.
Forse perchè percepisce una differenza tra come ci presentiamo e la loro visione di noi, basata spesso su pregiudizi o semplice incomprensione. Potrebbe esserci anche una piccola punta di invidia, un tentativo di sminuire altri per vantare e far emergere solo se stessi.
La tentazione è quella della risposta immediata, una reazione istintiva potrebbe essere quella di elencare i propri meriti, per sminuire l’osservazione o contrattaccare con un “E tu chi ti senti per dirlo”.
Ma così facendo si alimenterebbe solo la discussione, irrigidendo le posizioni e allontanando la possibilità di una vera comprensione in chi, accecato non riuscirebbe a vedere e comprendere, fermandomi magari solo alla lettura delle prime righe del titolo.
Bisogna in questi casi dare una prospettiva diversa, trasformare cioè la domanda in un’opportunità.
Invece di percepire la domanda come un attacco, bisogna considerarla come un invito, ovviamente involontario e inconsapevole, a una riflessione.
“Chi ti senti”, è una domanda o provocazione dirompente, che spingerebbe chiunque a reazioni “violente” per dimostrare “chi si è“.
Ma ognuno di noi è diverso, ognuno è un individuo complesso, con una storia alle spalle, costellata da successi ma anche da sonore sconfitte e sofferenza, che hanno fatto maturare, cosa non succede ad altri.
“Sentirsi qualcuno” significa riconoscere e valorizzare una personale individualità, senza bisogno di conformarsi alle aspettative o ricevere consensi, plausi e conferme altrui.
Forse la domanda sorge perché stiamo mostrando un lato di noi che era rimasto nascosto o non conosciuto ai più, la schiettezza e il coraggio di parlare di cose che altri non osano fare.
“Sentirsi” se stessi significa avere il coraggio di esprimere la propria verità, anche se non risuona con quella che molti preferiscono sentire o leggere.
Affermare le proprie idee o perseguire i propri obiettivi può essere interpretato come “sentirsi” qualcuno, ma non è forse un diritto fondamentale credere in ciò che si fa e agire di conseguenza per realizzarlo, fregandosene dei giudizi altrui ?
Le persone evolvono, “sentirsi” diversi dal passato non è un tradimento, ma un segno di crescita, mentre altri, con certe frasi dimostrato soltanto di rimanere indietro ancorati come sono al proprio “porto sicuro”, al calduccio della propria casa che li nutre e protegge.
La miglior risposta al “chi ti senti” è continuare a perseguire i propri obiettivi con integrità morale e passione, dimostrare con azioni e fatti documentati la validità dei propri comportamenti e detti, questa sembra essere già una replica più che efficace.
Quindi la prossima volta che qualcuno ci rivolgerà questa domanda, potremmo fare un respiro profondo e chiederci: “Chi mi sento io di essere?”….”solo me stesso”.
La risposta data è sincera, perchè risiede dentro di noi e non dipende dal giudizio altrui e in quel momento che si replica, la domanda perderà il suo potere pungente e offensivo, trasformandosi in un semplice esempio di ignoranza, arroganza e presunzione che non ci appartengono. Ad Maiora
