“La persona giusta nel ruolo giusto”, un sacrosanto principio, ma che spesso non trova applicazione
In una splendida cantina, con la bella atmosfera di botti secolari e il profumo inebriante di mosto, si prepara la presentazione di una nuova prestigiosa linea di vini.
Tutto è curato nei minimi particolari, dall’illuminazione, agli assaggi per accompagnare le degustazioni.
Immancabili i sommelier, i critici enogastronomici e gli appassionati, quelli veri, quelli che di vini se ne intendono.
Tra di loro si aggirano però figure che nulla hanno a che fare con quel mondo, magari presenti solo per mangiare e degustare a gratis, persone che, forse, distinguono a stento un calice di rosso dal chinotto, o peggio ancora, sono pure astemi.
Ma questa è la “politica degli invitati”, un paragone per descrivere le dinamiche degli incarichi politici, dove la competenza è spesso sacrificata sull’altare del favore e del tornaconto.
La situazione descritta, con gli astemi alla presentazione di un particolare vino pregiato, è un esempio di come, nel mondo degli incarichi, ci si trovi a dover invitare o nominare, persone non per le loro qualità o competenze, ma per una serie di ragioni esterne che poco o nulla hanno a che fare con il merito.
Ci sono i “favori da ricambiare”, quelle promesse, più o meno, silenziose o esplicite fatte in passato e che ora esigono il pagamento del pedaggio.
C’è poi la categoria di coloro che “aspettavano quell’invito da tempo”, figure che magari gravitano nell’orbita del potere da anni, in attesa di un’opportunità, qualsiasi essa sia, pur di entrare in gioco.
Questa logica va contro il concetto di efficienza e qualità, non bisogna però poi lamentarsi se le cose non vanno per il verso giusto.
In quella presentazione alcuni invitati non apprezzano il prodotto, non coglieranno le sfumature, e magari esprimeranno giudizi del tutto fuori luogo.
Ala fine, con la loro presenza. l’immagine della cantina, del suo lavoro, della sua passione, della sua storia ne uscirà inevitabilmente compromessa e danneggiata.
Lo stesso accade in politica quando ruoli di responsabilità vengono assegnati a individui privi delle qualifiche necessarie. Il risultato non è solo una gestione inefficiente, ma anche un danno all’immagine, alla credibilità dell’istituzione e, cosa più importante, il danno che si creerà a tutta la collettività.
La situazione si complica ulteriormente quando l’organizzatore, o in un contesto politico, il leader, si trova costretto a includere nella lista degli invitati, o delle nomine, nomi suggeriti o imposti da “altri”, spesso il vero “padrone della cantina”, che rappresenta chi detiene il potere reale o l’influenza maggiore.
Questi suggerimenti non sono quasi mai basati su un’analisi delle capacità, ma piuttosto su logiche di convenienza politica, di bilanciamento di poteri, o semplicemente per rafforzare le proprie alleanze per le sue finalità.
Ciò che ne deriva è un abbassamento della qualità. Non importa se i partecipanti faranno fare una “brutta figura”; l’importante è “accontentarli”.
Questa dinamica genera, ovviamente, con la mancanza di competenza a scarsi risultati, che a loro volta minano la fiducia e la credibilità di chi poi ne deve subire le conseguenze.
Il paragone tra la cerimonia in cantina e gli incarichi politici è forte, ma reale e lampante, purtroppo.
Entrambi i contesti raffigurano il privilegiare le relazioni del merito all’appartenenza e alla fedeltà sacrificando la competenza.
Per rompere questo schema, è fondamentale un cambio di atteggiamento, che metta al centro la professionalità, al competenza e soprattutto la trasparenza.
Questo significa, valutare il merito, creare criteri chiari sulla selezione nel conferire gli incarichi, basati su competenze specifiche e comprovate esperienze, promuovendo la trasparenza rendendo pubblici i processi di selezione e le motivazioni che portano alle nomine, riducendo così lo spazio per accordi sottobanco e favoritismi.
Ma resistere alle pressioni, avendo il coraggio di dire di no a richieste di nomine dettate unicamente da logiche di potere o di ricambio di favori è, in certi ambienti, ormai pura utopia.
Solo in questo modo potremmo arrivare, sia che si tratti di presentare un vino d’eccellenza o di governare un territorio, ad avere le persone giuste al posto giusto, capaci di valorizzare al meglio le risorse e di raggiungere gli obiettivi prefissati, senza la stonatura di vedere un astemio fare un brindisi con il chinotto. Ad Maiora

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