«Una nazione è democratica quando è capace di privare del potere i suoi governanti incapaci» (Karl Popper).
La cosiddetta “separazione dei poteri”, deriva principalmente dal pensiero illuminista di Montesquieu (“Lo spirito delle leggi” – Libro XI, 1748), recepito nell’ordinamento italiano attraverso la Costituzione Repubblicana del 1948. Essa mira a garantire la democrazia suddividendo le funzioni statali tra Parlamento (legislativo), Governo (esecutivo) e Magistratura (giudiziario), basandosi su una collaborazione reciproca.
Questi i punti chiave della separazione dei poteri in Italia: il principio fondamentale si rifà alla teoria di Montesquieu, che separa i poteri per evitare la tirannia; la Costituzione Italiana organizza i poteri (artt. 70, 92, 101).
Dunque: il potere legislativo, ovvero il Parlamento, fa le leggi; il potere esecutivo, ovvero il Governo, applica le leggi e amministra; il potere giudiziario, ovvero la Magistratura, interpreta e applica le leggi nel caso concreto.
A differenza di una separazione rigida, in Italia potremmo parlare di “frammentazione” o “collaborazione” tra poteri, dove organi diversi interagiscono per il funzionamento dello Stato. La Corte Costituzionale risolve i conflitti di attribuzione tra i poteri. Insomma: la separazione dei poteri è un pilastro fondamentale della democrazia italiana, volto a garantire l’equilibrio istituzionale e la tutela dei diritti fondamentali.
Pertanto, dopo avere qui accennato al pensiero, al principio fondamentale che ha condotto alla separazione dei tre poteri dello Stato, cosa possiamo dire in ordine alla recente consultazione referendaria (22/23 marzo 2026), relativa alla riforma della giustizia voluta del governo Meloni? Possiamo dire che ha vinto il “NO” alla riforma, soprattutto perché i cittadini italiani hanno voluto difendere l’intangibilità dell’equilibrio dei tre poteri istituzionali fondamentali dello Stato. Equilibrio che l’attuale governo intendeva violare, ovvero disequilibrare a favore della prevalenza del potere esecutivo.
Leandro Janni
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