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Cronaca

Sicilia: Dopo i Tir si ferma anche la pesca. L’Isola tra scaffali vuoti e porti silenziosi

Autore: Redazione Visualizzazioni: 211 Tempo di lettura: 4 Pubblicato il: 16/04/2026
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La Sicilia sta vivendo una settimana di tensione senza precedenti. Quella che era iniziata come una protesta circoscritta all’autotrasporto si sta trasformando in una paralisi totale del sistema produttivo isolano.

Dopo il blocco dei Tir, iniziato il 14 aprile e previsto fino a sabato 18, ora è il comparto della pesca a tirare i remi in barca, schiacciato da costi di gestione diventati insostenibili.

Il denominatore comune della protesta è il prezzo del gasolio. Se per i trasportatori il rincaro rende antieconomico ogni chilometro percorso sulle autostrade siciliane, per le marinerie la situazione è, se possibile, ancora più drammatica. Molte imbarcazioni, dalle grandi navi a strascico di Mazara del Vallo alle piccole flotte locali, hanno deciso di non mollare gli ormeggi: il costo del carburante necessario per una singola battuta di pesca supera ormai il valore commerciale del pescato previsto.

L’effetto combinato dello stop ai Tir e del fermo dei pescherecci rischia di creare una “tempesta perfetta” sull’economia regionale:

  • Grande Distribuzione: Nei supermercati delle principali città (Palermo, Catania, Messina) si iniziano a vedere qualche scaffale vuoto, soprattutto nei reparti ortofrutta e latticini, a causa del blocco dei rifornimenti nei porti e nei centri logistici.
  • Mercati Ittici: La carenza di pesce fresco locale sta spingendo i prezzi verso l’alto, favorendo l’ingresso di prodotti d’importazione o, peggio, lasciando i banchi dei mercati storici desolatamente vuoti.
  • Isolamento Logistico: Lo sciopero “navale” e intermodale ha rallentato drasticamente il flusso delle merci verso il resto d’Italia, mettendo in crisi anche le aziende agricole che non riescono a spedire i loro prodotti deperibili.

Per tentare di arginare la crisi, il governo regionale guidato da Renato Schifani ha annunciato un emendamento d’urgenza da 25 milioni di euro. Questi fondi dovrebbero essere destinati a sostenere l’autotrasporto, l’agricoltura e, appunto, la pesca.

Tuttavia, dai porti e dai presidi dei trasportatori la risposta è fredda: “Sono palliativi”, dicono gli operatori. La richiesta è un intervento strutturale sui costi dell’energia e sulla tassazione dei carburanti, oltre alla risoluzione dei ritardi nei pagamenti del “marebonus” e dei contributi ETS.

Le prossime 48 ore saranno decisive. Se le trattative tra le sigle sindacali e il Governo nazionale non porteranno a risultati concreti, il rischio è che la protesta si inasprisca ulteriormente, portando a un blocco totale delle attività produttive siciliane proprio alla vigilia della stagione turistica.

Al momento non si registrano blocchi stradali, ma la “serrata bianca” sta dimostrando di essere altrettanto efficace nel mettere in ginocchio la logistica dell’isola.

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