Si chiudono nuovamente le porte del carcere per Giuseppe Arnone. Nel primo pomeriggio di oggi, gli uomini della Squadra Mobile di Agrigento hanno dato esecuzione all’ordine di carcerazione, prelevando l’ex avvocato dalla sua abitazione. Dopo le formalità di rito in Questura, Arnone è stato trasferito in cella.
La svolta arriva con la decisione della Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, rendendo definitiva la condanna per calunnia e diffamazione aggravata.
Il superamento del limite dei quattro anni
Nonostante la Corte d’Appello di Palermo avesse lievemente ridotto la pena a 3 anni e 4 mesi (rispetto ai 3 anni e 7 mesi del primo grado), il verdetto ha fatto scattare l’arresto immediato.
La pena, infatti, si è andata a sommare a precedenti condanne che Arnone stava scontando in regime di affidamento in prova ai servizi sociali.
Il cumulo complessivo ha superato la soglia dei quattro anni di reclusione, limite oltre il quale la legge non consente più la sospensione della pena o l’accesso a misure alternative, rendendo inevitabile il ritorno in detenzione ordinaria.
La vicenda: accuse infondate all’ex Ministro
Il procedimento riguarda una serie di esposti presentati tra il 2017 e il 2018. In quegli atti, Arnone aveva accusato l’ex Ministro della Giustizia Angelino Alfano, il magistrato Luigi Birritteri e l’avvocato Tiziana Miceli (moglie di Alfano) di aver stretto presunti accordi corruttivi.
Le indagini hanno invece dimostrato che tali intese non sono mai esistite e che le accuse mosse dall’ex legale erano del tutto prive di fondamento, configurando i reati di calunnia e diffamazione per i quali è giunta oggi la parola “fine” dal punto di vista processuale.
Il profilo: una vita tra battaglie e aule di tribunale
La parabola di Giuseppe Arnone, 66 anni, è tra le più singolari della storia recente siciliana. Protagonista indiscusso della vita pubblica agrigentina per oltre tre decenni, la sua figura ha attraversato fasi profondamente diverse:
- Il leader ambientalista: Negli anni ’90, come presidente regionale di Legambiente, fu l’anima delle denunce contro il sacco edilizio della Valle dei Templi, diventando un punto di riferimento nazionale per la legalità ambientale.
- La politica: Per anni consigliere comunale, sfiorò l’elezione a sindaco di Agrigento nel 1993, perdendo per un soffio al ballottaggio. Celebri i suoi scontri frontali con i vertici del Partito Democratico e con l’intera classe politica locale.
- La radiazione e le inchieste: Nel tempo, il suo stile comunicativo e diverse vicende legali (tra cui un’accusa di estorsione nel 2016 per la quale fu arrestato in flagranza) hanno portato alla sua radiazione dall’albo degli avvocati.
- Il “metodo Arnone”: Noto per l’affissione di maxi-manifesti e la diffusione di video-denunce al vetriolo contro magistrati e avversari, Arnone ha trasformato il conflitto giudiziario in una costante forma di comunicazione politica.
Con l’arresto odierno, si conclude una stagione di accesi scontri legali.
L’ex avvocato, che per anni ha invocato la prigione per i suoi avversari, si trova ora a dover scontare una pena residua che lo terrà lontano dalla scena pubblica per un lungo periodo.
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