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Caltanissetta: Continua lo “sciame sismico” tra conferme di arresto, veleni e dimisssioni. Un duro colpo per la Giunta Tesauro

Last updated: 05/03/2026 8:35
By Sergio Cirlinci 886 Views 9 Min Read
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Mentre le mura del carcere Malaspina si chiudono attorno a Lorenzo Tricoli e il tribunale conferma i domiciliari per l’onorevole Michele Mancuso, a Palazzo del Carmine continua la guerra politica, senza precedenti, all’interno della maggioranza.

La revoca delle deleghe all’assessore Marcello Fabrizio Mirisola non è che l’ultimo atto di una crisi che intreccia indagini per corruzione e lotte intestine per la sopravvivenza politica.

L’inchiesta sulla gestione degli spettacoli, che vede al centro il deputato di Forza Italia Michele Mancuso, ha subito un’accelerazione drammatica. Lorenzo Tricoli, considerato dagli inquirenti l’uomo “ombra” del deputato, è stato trasferito in cella.

La Procura ha documentato come Tricoli, nonostante i domiciliari, continuasse a gestire affari e contatti, parlando persino con la stampa e i coindagati.

Un segnale di “impermeabilità” alle misure cautelari che ha spinto il GIP a scegliere il rigore del carcere.

In questo scenario, mentre i due neo assessori prestavano giuramento in Sala Gialla, arriva la “scossa” durissima dell’ex assessore Marcello Mirisola.

L’ex assessore, primo degli eletti, rompe il silenzio e punta il dito contro il Sindaco Tesauro e l’assessore Del Popolo.

Il motivo del contendere? Un documento sottoscritto dal Sindaco e dagli assessore Delpopolo e Adornetto che prendevano le distanza da Mancuso.

Mirisola definisce quella nota un atto di “opportunismo politico”:

“La presa di distanza e l’affermazione secondo la quale l’onorevole avrebbe tradito la loro fiducia è umanamente disgustosa: un goffo tentativo di rifarsi una verginità.”

Le parole dell’ex assessore sono pesanti, scrive che “È nota infatti la strettissima unità di intenti tra i sottoscrittori del documento e l’onorevole Mancuso, l’assidua frequentazione politica e personale e la piena condivisione di tutte le scelte”

Vien fuori un quadro di una guida politica “indebolita” e di un Sindaco che avrebbe rinunciato alla propria autonomia.

Mirisola, nel suo comunicato scrive anche “dai resoconti di stampa relativi alle indagini in corso nei confronti dell’onorevole Mancuso e di altre persone apprendo della assidua presenza del sindaco e dell’assessore Del Popolo nelle riunioni oggetto di approfondimenti investigativi. Emerge una continua condivisione di strategie e valutazioni che rivelano una forte contiguità” e aggiunge che “la verità è che non ho accettato forzature istituzionali né logiche che travalicano i ruoli, ed è stata una decisione consapevole in quanto ho scelto di non adeguarmi a meccanismi ricattatori. Quando si sceglie di non adeguarsi, si diventa scomodi”.

Con la conferma dei domiciliari per Mancuso e il passaggio in carcere di Tricoli, la pressione sulla Giunta Tesauro diventa insostenibile.

A questa situazione già complicata, si aggiungono anche del dimissioni del portavoce del sindaco che però ci tiene a precisare che si dimette dall’incarico per “Scelta personale, nessuna valutazione politica”.

Innocua invece la nota dell’assessore Matilde Falcone, che sottolinea soltanto che “La notizia della revoca è arrivata in modo del tutto inaspettato”, e ribadendo quanto di positivo abbia fatto in questi mesi da lavoro.

Ieri al “coro” si aggiunge anche la nota stampa dell’ex assessore Aiello che, senza mezzi termini scrive “Oggi ci troviamo costretti ad assistere allo spettacolo più squallido che la nostra città abbia mai vissuto” e continua “Gli elettori vengono presi in giro in modo spudorato, come se fosse normale saltare da sinistra a destra o allearsi con chi, fino a ieri, veniva dipinto come il “male assoluto” della città pur di raccogliere consenso” e conclude la sua nota dicendo “Poiché, in minima parte, mi sento responsabile per aver contribuito con la mia coerente militanza a far vincere questo centrodestra, sento il dovere morale di chiedere scusa agli elettori nisseni. Chiedo scusa per lo squallido spettacolo a cui sono costretti ad assistere, figlio unicamente dell’autoreferenzialità e dell’arrivismo personale di una parte dell’attuale classe dirigente. Caltanissetta e i suoi cittadini meritano rispetto, serietà e, soprattutto, dignità“.

Sempre ieri, l’ex assessore Mirisola rincara la dose con un video su Facebook parlando di “delegittimazione della volontà popolare, di offesa della democrazia e la fiducia degli elettori, tutte per ben due volte consentendo l’ingresso in una città che ha voluto la destra al governo facendo entrare un uomo che ha provato a governarla militando nella compagine di sinistra, defenestrando con una Pec notturna l’amministratore più suffragato in città, un chiaro segnale dell’indifferenza di questi due soggetti nei confronti di una comunità che dicono di voler tutelare”, e rivolgendosi a chi lo ha defenestrato aggiunge “lo avere fatto mentre difendevo in aula durante il Q.T. l’amministrazione comunale e mentre ero lì, voi eravate seduti nella stanza accanto a predisporre i documenti per la mia revoca, non preceduta nè da un messaggio nè da una comunicazione verbale. Spero a questo punto che il consiglio comunale ma anche i miei ex colleghi assessori, prendano serie posizioni in merito ad un comportamento come questo che io riterrei indefinibile e con quale coraggio poi affermate che operazioni del genere vengono fatte per il bene della comunità e con quale coraggio pretendete che i cittadini abbiano fiducia nella politica e vadano a votare, vedendo certe cose”. In conclusione invita i cittadini a non allontanarsi dalla politica e a puntare sui giovani.

Di prese di posizioni o commenti di altri assessori e consiglieri di maggioranza, al momento non se se registrano…come a dire “e cu s’ammisca”

Schermaglie a parte bisogna aggiungere che se da un lato è vero che la giustizia, per come è giusto che sia, segue il suo corso per accertare i reati di corruzione, truffa o se vi è anche altro, dall’altro è comunque innegabile la ricaduta sul piano politico e queste reazioni, insieme a quelle dell’opposizione che hanno già da tempo chiesto le dimissioni del sindaco, ne sono una conferma.

C’è una città che chiede verità e trasparenza, quella troppo spesso sbandierata, ma nel mentre assiste allo sfaldamento della maggioranza con tutte queste uscite che lasciano presagire che siamo solo all’inizio, che non è stato ancora detto e raccontato tutto, ma che probabilmente verranno fuori altri “racconti”.

La domanda che ora circola tra i corridoi del Palazzo e le vie della città è se l’amministrazione comunale riuscirà a sopravvivere, quindi a lavorare serenamente e bene, sotto questo “fuoco amico”, meglio dire “ex amico”, tra le tante carte giudiziarie, che potrebbero svelare anche altri fatti, e i pesanti comunicati scritti non da esponenti dell’opposizione ma da coloro che hanno lavorato e vissuto all’interno delle stanze del potere. Ad Maiora

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