La morsa del caro-carburanti torna a stringere famiglie e imprese italiane. Come evidenziato dai recenti rilievi sui prezzi medi dei carburanti, il gasolio in modalità self-service in autostrada ha sfondato quota 2,313 €/l, mentre la benzina ha superato i 2,212 €/l.
Un’impennata che, secondo le stime delle associazioni dei consumatori come Adusbef e Codacons, rischia di tradursi in una stangata complessiva potenziale fino a 19,4 miliardi di euro all’anno sui bilanci delle famiglie, considerando sia i costi diretti dei rifornimenti sia l’effetto domino sui prezzi dei beni di consumo.
Di fronte a questo scenario di forte tensione, la linea della premier Giorgia Meloni guarda oltreconfine: l’aumento dell’energia, sostiene Palazzo Chigi, richiede «azioni mirate e immediate a livello europeo».
Nel frattempo, sul tavolo del Governo si rincorrono ipotesi di interventi tampone, come brevi proroghe (anche settimanali) del taglio delle accise in attesa dei dati Istat sui conti pubblici e del margine di flessibilità sul deficit.
Tuttavia, l’attuale cautela di governo si scontra in modo evidente con l’intensa campagna di sensibilizzazione ed elettoralistica condotta negli anni passati dal centrodestra e da Fratelli d’Italia in primis.
Le promesse e il “nodo” accise: una cronologia delle dichiarazioni
Il tema delle accise sui carburanti è stato per anni un cavallo di battaglia fondamentale nella comunicazione di Giorgia Meloni:
- Il video simbolo del 2019 al distributore di benzina: In un video diventato virale e rimasto nell’immaginario collettivo, l’allora leader all’opposizione inscenava un rifornimento di carburante per denunciare l’incidenza delle tasse statali:«Su 50 euro, 15 vanno alla benzina e al benzinaio, mentre 35 vanno allo Stato tra Iva e le famose accise sulla benzina. È una vergogna, pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite».
- Il comizio di Milano e il programma elettorale del 2022: Pochi giorni prima delle elezioni politiche che l’avrebbero portata alla guida del Paese, nel settembre 2022 in Piazza Duomo a Milano, Meloni tornava sul tema proponendo la sterilizzazione dei maggiori incassi dello Stato:«Prima regola: lo Stato non ci può guadagnare in questo disastro….Tale principio era stato infatti inserito anche nel programma ufficiale di Fratelli d’Italia, al punto 17, che citava testualmente la “sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di IVA e accise”.
Dalle parole ai fatti: il cambio di rotta al Governo
Una volta insediato l’esecutivo a fine 2022, la prova dei conti pubblici (dove ogni centesimo di sconto sulle accise pesa per circa 1 miliardo di euro all’anno sulle casse dello Stato) ha imposto un radicale ridimensionamento delle aspettative.
Il Governo Meloni ha prima ridotto e poi azzerato lo sconto temporaneo sulle accise introdotto dal Governo Draghi, provocando le accese proteste delle opposizioni e dei consumatori. Nelle sue spiegazioni pubbliche (come nelle rubriche social “Gli Appunti di Giorgia”), la premier ha difeso il cambio di rotta argomentando che “il mondo rispetto al 2019 è cambiato” e sostenendo di non aver promesso un taglio immediato in campagna elettorale, pur confermando che l’obiettivo di un “taglio strutturale” sarebbe rimasto un auspicabile traguardo di lungo termine.
L’attuale ricorso a proroghe col contagocce e l’appello a soluzioni europee mostrano come il tema del caro-carburante rappresenti un cortocircuito emblematico tra retorica dell’opposizione e rigore di bilancio al governo. Se da un lato il contesto internazionale ed energetico resta complesso, dall’altro la discrepanza tra i proclami sull’eliminazione totale delle accise e la dura realtà dei prezzi alla pompa da oltre 2,3 euro al litro continua a rimanere al centro del dibattito politico ed economico nazionale.
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