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Caltanissetta 401 > News > Riflessioni > Il sogno. Il mistero del nuovo locale che tardava ad aprire
Riflessioni

Il sogno. Il mistero del nuovo locale che tardava ad aprire

Last updated: 04/07/2026 12:12
By Sergio Cirlinci 188 Views 3 Min Read
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Stanotte sognavo che in città c’era un grande fermento. I cittadini scrutavano da mesi le vetrine coperte di quella che prometteva essere una nuova attrazione.

Era un nuovo locale pubblico situato al piano terra di un elegante palazzo residenziale.

L’entusiasmo popolare era alle stelle, i potenziali clienti erano già in fila, virtualmente parlando, e la domanda che rimbalzava da un marciapiede all’altro era solo una: “Ma quando aprono?”.

Eppure, le vetrine restavano coperte. I gestori rimanevano immobili, granitici, quasi zen nella loro fermezza: “Così non possiamo aprire”, dicevano ai più intimi.

Il tutto mentre il proprietario delle mura, che non vedeva l’ora di veder rivalutato il proprio immobile, pressava con insistenza affinché si tagliasse finalmente il nastro.

Il problema non era affatto all’interno del locale, dove tutto era pronto e tirato a lucido per accogliere gli avventori. Il vero, grande dettaglio si nascondeva nei sotterranei dello stabile.

Il nuovo autoclave costruito per il locale aveva deciso di fare i capricci, manifestando una spiccata e costante vocazione a perdere liquidi. E non era una timida goccia, ma di un flusso generoso che si disperdeva chissà dove, probabilmente nel sottosuolo.

Il cittadino impaziente comprensibilmente pensava: “Vabbè, ma che c’entra il locale? Accendete tutto, aprite le porte e lasciateci entrare”

Ma i titolari del nuovo esercizio, giustamente dotati di un forte senso di responsabilità e di una lungimirante prudenza, sollevavano un dubbio che non faceva una piega.

“Se la nuova cisterna perde litri e litri di acqua nelle viscere dell’edificio, quel liquido non svanisce di certo nel nulla per magia. Andrà pure da qualche parte e rischia di inzuppare il terreno e, a lungo andare, di compromettere la stabilità delle fondamenta stesse del palazzo”.

Gettarsi a capofitto in un’inaugurazione al grido di “speriamo che lo stabile regga” non sembrava quindi la migliore delle strategie aziendale. Finché l’autoclave non avrebbe smesso di fare i capricci, la prudenza dei gestori non era cattiva volontà ma un atto di buonsenso preventivo a tutela della sicurezza di chi si sarebbe trovato dentro a consumare e di chi abitava ai piani di sopra o nelle vicinanze.

Peccato che il gatto mi abbia svegliato e di conseguenza non sia arrivato a completare il sogno per vedere come andava a finire.

P.S.: Vi chiederete il perchè vi ho raccontato questo mio sogno….niente di particolare, mi andava di farlo. Ad Maiora

Foto elaborata da Gemini

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