Il rapporto annuale del Committee to Protect Journalists: sono 86 i giornalisti uccisi dal fuoco israeliano l’anno scorso
Nel 2025 il lavoro giornalistico è diventato più letale che mai. A dirlo è il rapporto annuale del Committee to Protect Journalists, che registra 129 operatori dei media uccisi nell’arco dell’anno: un record assoluto, raggiunto per il secondo anno consecutivo. Anche la distribuzione delle responsabilità non cambia: due terzi delle vittime sono state causate da Israele, come già accaduto nel 2024.
Secondo il CPJ, 86 giornalisti sono stati uccisi dal fuoco israeliano, in larga parte palestinesi a Gaza. A questi si aggiungono 31 operatori dei media morti in Yemen, colpiti in un attacco a un centro stampa controllato dagli Houthi, definito dall’organizzazione come il secondo episodio più letale mai documentato contro la stampa. Il dato complessivo, avverte il rapporto, è probabilmente sottostimato: le restrizioni di accesso imposte a Gaza rendono difficile verificare ogni singolo caso.
Il CPJ sottolinea un altro elemento chiave: Israele è responsabile dell’81% degli omicidi classificati come intenzionali, 47 in totale. “Nessun altro esercito governativo ha ucciso più giornalisti in modo mirato”, si legge nel documento, ricordando che la raccolta dei dati va avanti da oltre trent’anni.
Da parte israeliana non è arrivato alcun commento ufficiale al rapporto. In passato l’esercito ha sostenuto che le sue operazioni a Gaza colpiscono esclusivamente combattenti e che il lavoro in aree di guerra comporta rischi intrinseci. Israele ha invece ammesso apertamente l’attacco al centro media in Yemen, definendolo una struttura di propaganda degli Houthi.
In più occasioni, le autorità israeliane hanno dichiarato di aver preso di mira giornalisti a Gaza accusandoli di legami con Hamas, senza però fornire prove verificabili. Le principali organizzazioni giornalistiche internazionali hanno respinto con forza queste accuse. Il CPJ le definisce senza mezzi termini “calunnie mortali”.
Il blocco all’ingresso dei giornalisti stranieri nella Striscia rende il quadro ancora più netto: tutti gli operatori dei media uccisi a Gaza erano palestinesi. Un dato che pesa come un macigno nel bilancio complessivo dell’anno.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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