Puntuale, come da tradizione, la Befana ha concluso il suo volo notturno
Ma quest’anno, il suo atterraggio presso gli uffici comunali ha portato un qualcosa tutt’altro che piacevole.
Stamattina, nella calza trovata in Municipio, invece dei tanto attesi dolcetti o, al limite, una dose di buone intenzioni per l’anno nuovo, c’era un pesante e amaro carico di carbone.
Non si è trattato di un semplice scherzo, ma di un chiaro segnale del giudizio popolare sulle azioni, o meglio, sulle non-azioni, dell’esecutivo nell’ultimo anno e mezzo.
Questo carbone, nero e pesante, rappresenta tutte le problematiche cittadine rimaste irrisolte, sepolte sotto una montagna di promesse elettorali dimenticate, rinvii amministrativi e interventi annunciati ma mai realizzati.
La parte più amara di questo carbone, quella che brucia con maggiore intensità, è la drammatica situazione degli sfollati di via Redentore e vicolo Scilla.
Dopo i gravi eventi di dissesto idrogeologico che colpirono la zona nel dicembre 2024, le famiglie furono costrette a lasciare le loro case.
Oggi, a più di un anno da quei tragici eventi e nonostante il riconoscimento dello stato di emergenza regionale, la realtà per molti di loro non è cambiata, erano fuori casa e fuori casa rimarranno ancora per parecchio tempo.
Dalle notizie raccolte emerge che, dopo un recente incontro con l’Assessore al ramo, la soluzione sembra ancora lontana, avendo appreso che i fessurimetri allarmati, per essere attendibili, devono dare un monitoraggio che copre 4 stagioni. Lo studio è stato affidato ai docenti universitari di Palermo e Catania, che studieranno l’evento sull’intera zona.
Nessuna notizia invece in merito ai ristori per le famiglie…“noi abbiamo una sola certezza, siamo ad un punto fermo almeno per altre 4 stagioni e senza aiuti economici”, è il grido di disperazione che ci viene riportato.
Questo non è solo un dramma personale, ma un chiaro fallimento di un’amministrazione che sembra incapace di fornire risposte concrete e, soprattutto, tempistiche certe a cittadini le cui vite sono state stravolte.
Quella che era un’emergenza è diventata oggi la nuova normalità, e la promessa di un rientro dignitoso si è trasformata in un limbo logorante.
Ma l’elenco delle “marachelle” che ha fatto meritare il carbone è lungo e non si limita solo al dissesto idrogeologico. La calza è stata appesantita da una serie di annose e diffuse questioni di ordinaria trascuratezza amministrativa.
Il centro storico e il decoro sono in uno stato di degrado preoccupante e persistente, con una sicurezza scarsa e un’atmosfera generale di abbandono.
Il corso Vittorio Emanuele ha una pavimentazione che ormai viene definita “sonora” e i paletti che delimitano il passaggio pedonale sono quasi completamente scomparsi, rendendo la situazione caotica e poco sicura.
Per quanto riguarda la manutenzione stradale, molte strade, nonostante siano state recentemente rifatte, sono già piene di rattoppi fatti con poca attenzione, mentre intere arterie della città sembrano un “colabrodo”.
Si apprende solo di piccoli interventi temporanei, nonostante le continue lamentele dei cittadini.
Per quanto riguarda il patrimonio e i servizi pubblici, ad esempio le ville, sono lasciate a se stesse e con l’assenza ingiustificata di bagni pubblici.
Tra comunicati e realtà, i cittadini sono ormai stanchi di leggere comunicati stampa pieni di “successi politici”, “risultati raggiunti” e dichiarazioni trionfalistiche sulla “politica del fare”, mentre la loro vita quotidiana è segnata da disagi, buche e servizi inadeguati.
Non aggiungiamo altro, ma sappiamo bene il resto, Sanità e Università, alcune delle altre promesse disattese.
Le famiglie di via Redentore e vicolo Scilla sono un chiaro esempio di quanto le narrazioni autocelebrative possano scontrarsi con la dura realtà di un’emergenza ancora in corso e di una sofferenza che si protrae nel tempo.
Un auspicio per il nuovo anno lo vogliamo però fare.
L’auspicio per l’anno che è appena iniziato non è solo un desiderio di dolcetti dalla Befana, ma un appello urgente affinché l’amministrazione comunale si risvegli da questo lungo torpore amministrativo e burocratico.
Che il carbone, bruciando, possa finalmente illuminare la strada verso una gestione più efficace, rapida e, soprattutto, più attenta ai bisogni reali dei cittadini.
È giunto il momento che la politica smetta di autocelebrarsi e inizi a occuparsi concretamente delle priorità, a partire dal ripristino della dignità di chi è stato costretto a lasciare la propria casa, di chi non non arriva a fine mese, rinunciando pure a curarsi e di chi giornalmente affronta disagi dovuri spesso per cattiva organizzazione degli uffici. Ad Maiora

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