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No al target Nato sulle armi, anzi sì: maggioranza in ritirata a Palazzo Madama

Last updated: 20/05/2026 5:57
By Redazione 100 Views 6 Min Read
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Le destre fanno sparire dalla loro mozione al Senato il punto in cui chiedevano la revisione del target Nato sulle spese militari

Contents
No al target Nato sulle armi, anzi sì. Maggioranza in ritirata a Palazzo MadamaDietrofront tra le proteste delle opposizioniSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

Quanto è accaduto l’altro ieri al Senato dà la misura di quanto la maggioranza e il governo siano sulla questione delle spese militari in uno stato confusionale.

Lunedì il M5S aveva presentato una mozione, sottoscritta poi da tutte le opposizioni, per chiedere la revisione del target del 5% del Pil per le spese in Difesa, accordato dal governo Meloni a giugno dello scorso anno al vertice Nato dell’Aja. Poco dopo, anche la maggioranza ha presentato una propria mozione che, di fatto, chiedeva la stessa cosa, salvo poi fare marcia indietro e cancellare quella richiesta.

No al target Nato sulle armi, anzi sì. Maggioranza in ritirata a Palazzo Madama

Ovvero la maggioranza impegnava il governo a “mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2 per cento del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali”. Una sconfessione di fatto di quanto benedetto da Giorgia Meloni quasi un anno fa.

Quando, dopo l’accordo sul target del 5% da parte degli alleati che obbedivano al diktat di Donald Trump, la premier italiana dichiarava: quello della Nato è stato “un vertice importante per gli impegni che vengono assunti, impegni significativi e sostenibili”, spiegando che quelle approvate sono “spese necessarie per rafforzare la nostra difesa e la nostra sicurezza”. Secondo la leader di FdI, le spese per la difesa avrebbero contribuito a rafforzare le imprese italiane. “Un elemento da segnalare – erano state le sue parole – è che una parte importante di queste risorse, se siamo bravi, viene usata per rafforzare le imprese italiane e così si crea una politica espansiva, un circolo vizioso”.

Dietrofront tra le proteste delle opposizioni

Alla luce evidentemente di un’eventuale sconfessione della premier, a Palazzo Madama la maggioranza ha fatto sparire dalla mozione quell’impegno a rivedere il 5% del Pil delle spese per la difesa. “Immaginiamo che Guido Crosetto abbia trasecolato leggendo quel testo. Una maggioranza completamente succube delle decisioni del governo”, ha dichiarato il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini.

“Il governo è a pezzi, ha perso la bussola e anche la pur minima credibilità. Dopo la batosta del referendum e a pochi mesi dalle elezioni, la stessa maggioranza boccia le firme più pesanti messe dalla sua presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E riconosce, nei fatti, i pesanti errori commessi”, ha affermato il presidente del M5S, Giuseppe Conte. “I capigruppo di maggioranza hanno infatti presentato in Senato una mozione per rivedere il folle impegno del 5 per cento del Pil sulle spese militari firmato da Meloni. Poi però sono stati richiamati all’ordine: la figuraccia era troppo grossa per Meloni e il governo, sconfessati dai loro stessi parlamentari sul folle riarmo. E quindi hanno cambiato la mozione e si sono rimangiati tutto”, ha spiegato l’ex premier.

“E’ successo qualcosa tra Salvini, Tajani e Meloni o il ministro della Difesa ha imposto un diktat ai gruppi parlamentari? Dobbiamo capirlo per capire dove stiamo andando”, ha chiesto il dem Francesco Boccia. “Hanno paura di Trump. L’Italia è diventata un paese a sovranità limitata. Mentre milioni di famiglie non arrivano a fine mese, mentre la sanità pubblica è al collasso e la scuola è senza risorse, questa destra era pronta a svendere il bilancio dello Stato per compiacere logiche militariste di Trump. Ogni volta che si tratta di scegliere tra i cittadini italiani e le pressioni di Trump, questa destra sceglie Trump”, ha denunciato da Avs Angelo Bonelli.

“Il testa-coda della maggioranza sulla questione della difesa è clamoroso. Dapprima si propone di rivedere l’impegno di aumentare le spese per la Difesa al 5% fino al 2035 firmato al vertice dell’Aja a giugno 2025. In pratica un disimpegno rispetto alla linea Trump sostenuta a spada tratta fino a qualche settimana fa. Successivamente la proposta scompare dalla mozione di maggioranza, forse a seguito di qualche richiamo. Sono nel pallone”, ha dichiarato il senatore di Iv, Enrico Borghi.

Fonte lanotiziagiornale.it di Raffaella Malito

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