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Cronaca

Strage senza fine: 38 morti tra Mediterraneo e Balcani, dramma a Lampedusa

By Redazione 189 Views 5 Min Read
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Una serie di tragici eventi ha colpito le rotte migratorie nelle ultime ore. Il bilancio più pesante a Lampedusa e Bodrum, ma si registrano dispersi anche lungo la rotta balcanica. Tra le vittime molti bambini.

Contents
L’inferno al largo di LampedusaNaufragio nell’Egeo: neonato tra le vittimeLa rotta balcanica e il pericolo dei fiumiUn quadro di crescente instabilità

Le rotte della disperazione tornano a macchiarsi di sangue in un concatenarsi di tragedie che, nel giro di poche ore, hanno unito idealmente il Mediterraneo centrale, l’Egeo e i confini terrestri dei Balcani. Il bilancio è drammatico: almeno 38 vittime accertate, decine di dispersi e superstiti in condizioni critiche, tra cui molti minori.

L’inferno al largo di Lampedusa

Il dramma più recente si è consumato a poche miglia da Lampedusa. Un’imbarcazione salpata dalla Libia, dopo giorni di navigazione alla deriva, è stata raggiunta dai soccorritori quando ormai per molti era troppo tardi. Il bilancio è di 19 morti e 58 sopravvissuti.

I racconti dei superstiti descrivono un viaggio iniziato con il mare calmo, trasformatosi rapidamente in un incubo a causa del freddo e delle onde alte. Molti decessi sarebbero avvenuti per ipotermia e stenti. Tra i sopravvissuti, due bambini versano in condizioni disperate e sono stati trasferiti d’urgenza presso le strutture sanitarie dell’isola insieme ad altri adulti intossicati dalle esalazioni di carburante.

Naufragio nell’Egeo: neonato tra le vittime

Non meno grave la situazione al largo di Bodrum, in Turchia. Un gommone carico di rifugiati, in gran parte di nazionalità afghana, si è capovolto durante un inseguimento con la Guardia Costiera turca. Anche qui si contano 19 vittime, tra cui un neonato. La dinamica parla di una manovra repentina ad alta velocità che avrebbe fatto ribaltare il natante precario, scagliando i passeggeri nelle acque gelide.

La rotta balcanica e il pericolo dei fiumi

Il fronte delle emergenze si estende anche via terra. Al confine tra Bosnia e Croazia, il fiume Sava è diventato trappola per un gruppo di migranti rimasto intrappolato in una zona paludosa. Mentre una parte del gruppo è stata tratta in salvo dai soccorritori locali, si cercano ancora diversi dispersi. I sopravvissuti presentano gravi sintomi di ipotermia, segno di come le condizioni ambientali lungo la rotta terrestre siano ormai proibitive.

Un quadro di crescente instabilità

Nonostante il peggioramento delle condizioni meteo nel Mediterraneo, caratterizzato da forti venti e mari agitati, il flusso migratorio non accenna a fermarsi. Le ragioni rimangono le stesse:

  • Instabilità politica in Nord Africa e Medio Oriente.
  • Conflitti persistenti (come in Afghanistan).
  • Pressione delle reti criminali che gestiscono i viaggi, rendendo le rotte sempre più “invisibili” e pericolose.

“Ci siamo trovati davanti a persone esauste, alcune ormai senza vita, altre aggrappate a un filo di respiro,” riferiscono alcuni soccorritori, testimoni di una crisi che continua a consumarsi lontano dai riflettori, ma con una frequenza sempre più allarmante.

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