Caltanissetta, anno 2026. A Palazzo del Carmine è andata in scena l’ultima replica di “Aggiungi un posto a tavola”, versione rimpasto.
Il Sindaco ha deciso di dare una rinfrescata all’aria, ormai viziata da comunicati incrociati e “distanze” Fuori due, dentro due. E che nomi.
E pensare che come avevamo scritto appena il 28 febbraio scorso, qui l’articolo, questa opzione sembrava la migliore che il sindaco potesse scegliere per mettersi al riparo dalle critiche e dare una riconferma al suo comunicato con il quale, insieme ad altri due assessori prendeva le distanze definitivamente dall’on.Mancuso.
Assistiamo al martirio del primo degli eletti, ovvero, come inciampare sul proprio record.
Partiamo dal giovane Mirisola che con 971 voti pensava di aver “comprato” non solo una poltrona, ma l’intero ufficio del palazzo vedendosi in futuro proiettato a ben altri palazzi.
Diciotto mesi di carriera, una parabola così rapida che al confronto una stella cadente sembra una lumaca.
Il ragazzo, ci scuserà ma lo dicamo con affetto, è caduto nella trappola più vecchia del mondo, l’eccesso di fedeltà. Ha scelto di restare ancorato al “galeone” dell’on. Mancuso mentre il Sindaco e altri due assessori stavano già gonfiando i gommoni di salvataggio.
Bisogna dargli atto però che Mirisola ha difeso l’amministrazione fino all’ultimo minuto, forse convinto che la gratitudine in politica fosse una moneta corrente e non un gettone che era già scaduto e, mentre lui nel Q.T. di ieri pomeriggio, difendeva l’amministrazione, alle sue spalle, a pochi metri si stava firmando la sua revoca.
Ora, avendo rinunciato al posto in Consiglio per fare l’Assessore, si ritrova con un pugno di mosche e un sacco di tempo libero. Chissà se il nuovo coordinatore Caruso riuscirà a fargli fare “pace” con i vertici, o se al prossimo giro dovrà cambiare casacca?
Nel frattempo e per il momento il suo sogno di “crescita politica” è finito contro il muro del realismo, a Palazzo non conta quanti voti prendi, ma quanto sai scendere velocemente dal carro sbagliato.
E poi c’è l’uscita, dal portone, della signora della DC di Totò Cuffaro, l’ex assessora Falcone.
Entrata “dalla finestra” grazie al magico accordo pre-elettorale che rendono la matematica un’opinione, bocciata dalla città, 277 voti valgono un posto in giunta, anche senza aver superato la soglia di sbarramento, un vero miracolo.
Ieri è uscita dal portone principale. La motivazione ufficiale? “Mutato quadro politico”. Traduzione dal politichese: “Cara, non ci servi più e siamo stanchi delle continue lamentele dei cittadini”.
La Falcone, a differenza di Mirisola, è prò una veterana, ha girato così tanti simboli di centrodestra che il suo curriculum li include tutti. Ora le resta la DC di Totò Cuffaro, che ha pure portato in Sala Gialla per ufficializzare il suo passaggio, un partito che a Caltanissetta ha percentuali da far gridare al trionfo, 3,72% con un performance personale di 277 voti.
Per lei la strada politica sembra un vicolo cieco, a meno di non inventarsi l’ennesima reincarnazione o sperare in una rinascita del partito al quale appartiene per il momento Buona fortuna, ne servirà tanta.
Ma mentre due “piangono”, due ridono e pure molto.
L’avvocato Licata ha finalmente finito di sfogliare le riviste in sala d’attesa. Con 219 voti e un passato a sostegno della Petitto, sì, proprio l’opposizione, Licata ha compiuto un triplo salto carpiato con avvitamento, atterrando dritto in Giunta grazie ai due consiglieri di Orgoglio Nisseno che hanno votato per Tesauro alle provinciali, alla benedizione di Raffaele Lombardo e ai solleviti di Giancarlo Cancelleri.
Sarà uno spettacolo imperdibile vederlo rispondere in aula alle interrogazioni di chi, fino a ieri, era suo alleato e che in caso di vittoria oggi sarebbe stato viocesindaco. Chissà se qualcuno gli ricorderà le parole al vetriolo lanciate dal palco di piazza Garibaldi durante il comizio di chiusura contro questa amministrazione.
Ma tranquilli, la memoria politica a Caltanissetta è selettiva, si cancella tutto con un colpo di spugna e un decreto di nomina.
Infine, il consigliere Genovese entra in gioco per placare le “voglie” di Fratelli d’Italia ed in particolar modo del Presidente Bruzzaniti, che reclamava spazio per il suo partito immemori. Ora che la fame è stata saziata, dovremmo essere tutti più sereni.
Tutto bene quel che finisce bene? Neanche per sogno. Ora che il quadro politico è stato pennellato con colori nuovi e qualche toppa, la città aspetta che alle parole, ai comunicati e ai rimpasti seguano i fatti. Sperando che nel frattempo non salti fuori qualche altra situazione spiacevole che riporti in caos a Palazzo.
In conclusione vogliano ricordare che tra una poltrona e l’altra, ci sarebbe anche una città da amministrare. Ad Maiora
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